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Posted by on Feb 12, 2016 in MOTO |

APRILIA SHIVER 750. LA BELLA INCOMPRESA.

Per gli appassionati di moto, l’Aprilia Shiver 750 rappresenta un dilemma difficilmente comprensibile. Un dilemma che, parallelamente, segue le sorti della produzione motociclistica del marchio di Noale, prima e dopo l’acquisizione del gruppo Piaggio.

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Presentata nel 2007, l’Aprilia Shiver si presento con una faretra piena di frecce da scoccare su un mercato motociclistico in lenta evoluzione, in particolare nel settore delle naked. Forse, a ben vedere, fin troppe frecce…
La sua linea era moderna, grintosa, dichiaratamente da street fighter senza, però, gli eccessi da manga di alcune giapponesi, ma comunque vicina all’impostazione delle top seller dell’epoca (Kawasaki Z750 in primis).

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Il doppio scarico, che sosteneva idealmente il codino, era perfettamente accordato con un serbatoio snello e ben profilato, che insieme al faro carenato donava all’insieme dinamismo e leggerezza dell’insieme. Il telaio in tubi, poi, era una vera opera d’arte, a cui si coordinava perfettamente in massiccio forcellone in alluminio, con capriata in blocco su cui si collegava direttamente l’ammortizzatore, ben in vista sul lato destro in posizione trasversale.

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Dietro la poderosa forcella da 43 mm a steli rovesciati, con le pinze freno radiali inglobate in piedini di pregevole fattura, faceva bella mostra di se un motore dalle caratteristiche inedite.
Il bicilindrico di 748,9 cc a V 90°, derivato dal progetto Ferro del gruppo Piaggio, è il primo motore di serie ad adottare il ride by wire, ovvero il controllo dell’acceleratore con potenziometri che impartiscono il comando alla centralina, il luogo del tradizionale filo del gas.

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Un sistema che la casa di Noale introdusse, per prima, anche in MotoGP con la rivoluzionaria tre cilindri Cube del 2002. Quest’innovazione permise, fin dalla prima uscita, di poter realizzare un sistema di mappe prestabilite selezionabili dal guidatore con un comando sul blocchetto con tre livelli di gestione; cosa che solo da pochi anni è diventato uno standard.

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Insomma, una moto tecnologicamente all’avanguardia, e con caratteristiche presenti solo sulle migliori sportive o sulle top di gamma dei costruttori europei. Con tutto questo corredo, non furono in molti a decidere di sposarla. Insomma, un mezzo flop. I motivi? Molto difficile riuscire a comprendere un mercato così strano come quello motociclistico. Ad una rete commerciale forse non ancora a livello dei competitor, ad un marchio Aprilia ancora troppo ancorato agli scooter di piccola cilindrata, nonostante le vittorie a ripetizione nel Motomondiale, e ad un momento poco propizio dovuto alla notevole contrazione complessiva del mercato motociclistico e dello scarso appeal della categoria naked, si aggiunge la scarsa fiducia, allora, nell’affidarsi totalmente alla centralina per il controllo dell’acceleratore.

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Eppure, l’Aprilia Shiver andava più che bene. La ciclistica, come tradizione del marchio, era da riferimento, ed il motore era più che sufficiente a soddisfare i desideri di buona parte degli utenti. La risposta al gas, nei primi esemplari non impeccabile con la taratura sport, è stata corretta ed aggiornata su tutti i modelli dall’assistenza ufficiale, Di lì a poco, la buona risposta del mercato all’Aprilia Dorsoduro, stilosa motard con cui condivideva gran parte dei componenti, svelò parte delle risposte ma non l’enigma nell’insieme. Nel 2010 arrivò la seconda versione, che modificava alcuni dettagli senza stravolgere l’insieme.

01Una sella più ospitale e bassa, pedane ridisegnate anche per il passeggero, colorazioni più tradizionali ed aggiornamenti tecnici (in particolare alla centralina), migliorarono il quadro d’insieme. Intanto, anche le altre case si adeguarono, passo dopo passo, alla rivoluzione elettronica anche per i modelli di grande diffusione, per cui l’elemento di maggior interesse ma anche di maggiore criticità non era più un ostacolo. Per contro, il mercato motociclistico era al minimo storico, per cui lo sforzo non fu sufficientemente ripagato.

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Ora, l’Aprilia Shiver 750 è diventata matura, e con i progressivi affinamenti ed aggiornamenti smette le vesti di naked prettamente sportiva per indossare, con merito, i panni di moto “intelligente” ed eclettica. Sempre attraente ed originale, soddisfa l’occhio con verniciature più brillanti e plastiche di maggior consistenza, migliorando molto nella cura dei particolari. Il “palato” si arricchisce di ABS e delle grandi qualità di guida garantita dall’eccellente ciclistica e dalla la generosità del suo raffinato bicilindrico a V da 95 cavalli e 80,9 Nm a 7000 giri, che consentono di gustarsi le curve al meglio, ma anche di muoversi con disinvoltura nel traffico e nell’uso quotidiano, con la sua ottima ergonomia ed il suo peso contenuto.

Walter Veltri