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Posted by on Giu 29, 2014 in MOTO |

ASSEN MOTOGP. MARQUEZ E DOVIZIOSO CAPITANI CORAGGIOSI.

Come vuole la tradizione, Assen accoglie il suo pubblico e i suoi eroi il sabato. Essendo una tappa del mondiale fin dalla sua prima edizione, mantiene d’autorità la denominazione di Dutch Tourist Trophy (in quanto ospitato su un tracciato aperto al pubblico, prima della costruzione del circuito) e la sua collocazione nel calendario, nell’ultimo sabato di giugno.

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Anche se nella attuale configurazione, dopo le modifiche del 2006, il tracciato risulta molto meno impegnativo rispetto alla versione precedente, rimane comunque una pista caratterizzata da curve veloci e lunghi tratti in cui è possibile individuare traiettorie alternative, che i migliori riescono ad utilizzare per preparare gli attacchi agli avversari, visto che la sostanziale mancanza di lunghi rettilinei o staccate (fatta eccezione per la chicane prima dell’arrivo) non permette un approccio “tradizionale”. Per questo motivo, ma anche per il nomeroso e competente pubblico che segue sempre la gara, qualsiasi siano le condizione atmosferiche, non è anacronistico definirla ancora “Università del motociclismo”.

Con il suo ottavo centro consecutivo, Marc Marquez si laurea con il massimo dei voti e bacio accademico. Il campione del mondo, secondo nell’edizione 2013 dietro Valentino Rossi, vinse ben due edizioni consecutive della classica olandese in Moto2, non mancando la vittoria anche in 125.

Un curriculum del genere, nell’era moderna del motomondiale, appartiene a due soli “professori emeriti” del manubrio, che sono anche, in maniera diversa e con diversi esiti, i perdenti di questa gara. I due piloti della Yamaha ufficiale, infatti, avrebbero potuto approfittare delle mutevoli condizioni dell’asfalto, da bagnato ad asciutto, sfruttando la maggiore esperienza in queste particolari situazioni, ma purtroppo è avvenuto l’esatto contrario. Valentino Rossi e il suo gruppo hanno deciso di provare l’azzardo della gomma slick alla partenza, nonostante fosse stato esposto il cartello di “wet race”. Il effetti, al momento dello schieramento delle moto sulla griglia, la pista era solo umida in alcuni punti, e le previsioni locali, pur confermando il tempo variabile, suggerivano che il meteo si sarebbe stabilizzato sull’asciutto nel pomeriggio. Fatto realmente accaduto, ma non prima di un ultimo, consistente scroscio di pioggia proprio durante il giro di allineamento, che ha costretto il pilota di Tavullia al cambio moto ed alla partenza dalla pit lane, in ultima posizione. Il resto della sua gara è stata praticamente perfetto, in quanto è riuscito a risalire fino alla quinta posizione, anche perche ha azzeccato il momento migliore per rientrare per il cambio moto quando la pista ha iniziato ad asciugarsi. Ma è una magra consolazione, considerando che le prestazioni messe in mostra lo avrebbero candidato ad una lotta per il gradino più alto del podio.

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Peggio è andata a Lorenzo, che ha subito la confusione in pista e, probabilmente, ha sbagliato il set up. Inoltre, rientrando tardi per il cambio moto, ha perso tempo e posizioni. Il tredicesimo posto finale è una rovinosa frana sul cammino del maiorchino, che vede riproporsi quella situazione di crisi che lo aveva attanagliato ad inizio stagione, e che pareva dissolta dopo la gran gara corsa al Mugello. Al contrario, appare come scacciacrisi l’ottimo secondo posto ottenuto da Andrea Dovizioso con la Ducati. Un podio ottenuto senza concessioni o sconti, con una condotta di gara praticamente perfetta ed autorevole. La Desmosedici è notoriamente efficace in condizioni di bagnato, e nella parte di gara corsa con gomme slick hanno pesato poco i problemi di decadimento delle prestazioni legati al degrado delle gomme, visto che si è corso in condizioni di asciutto solo per metà gara, ma Dovizioso ha sfruttato al 110 % la buona congiunzione astrale, rendendo difficile il lavoro a Sua maestà Marquez sull’umido e gestendo al meglio il margine che lo separava da terzo, Pedrosa. Il pilota della Honda non ha commesso errori ed ha portato a casa un risultato che lo riporta secondo in campionato in coabitazione con Valentino Rossi, ma è solo lontano parente del pilota veloce ed aggressivo visto nella scorsa gara di Barcellona. Il suo eterno ruolo di seconda guida, mai accettato ma spesso subito suo malgrado da quando veste i colori HRC, potrebbe portarlo presto a scegliere una nuova moto con cui ricostruire la sua carriera; forse una moto con una S stilizzata sul serbatoio.

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Nel miscuglio di eventi convulsi, non rari sul circuito olandese, hanno ben figurato Aleix Espargaro, quarto con la Forward Yamaha, ed Andrea Iannone, giunto alle spalle di Rossi. Qualche fotogramma interessante lo si è visto, nella prima parte di gara, da Cal Crutchlow, ma il nono posto finale è l’antitesi delle aspettative che i dirigenti ed i tifosi della casa di Borgo Panigale riponevano sul simpaticissimo pilota inglese. Un altro inglese, Broc Parkes, alla guida della PBM, moto-cenerentola dello schieramento, è stato un altro eroe di giornata, riuscendo a stare con i migliori nella prima parte di gara e chiudendo con uno straordinario nono posto.

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La prestazione del campione del mondo, ormai, rientra in un piano di valutazione diverso rispetto a tutti gli altri protagonisti della gara. Anche in una situazione ad alto rischio come quella di Assen, Marquez non ha rinunciato ad attaccare a spron battuto fin dallo spegnimento del semaforo.

Per descrivere il dominio dello spagnolo sulla gara e sui suoi avversari, basta descrivere tre momenti della sua gara.

Prima sequenza: rientrato ai box per il cambio gomme mentre è in testa, affianca perfettamente la moto sostenuta dai meccanici e con un unico movimento felino gli salta in sella e riparte a razzo (mentre gli altri, scendono da una moto e salgono sull’altra, più o meno velocemente).

Seconda sequenza: mentre tenta di allungare su Dovizioso, arriva lungo ed esce di pista, finendo anche sulla sabbia, ma rientra come se niente fosse e recupera in un paio di giri il gap dal ducatista.

Terza sequenza: superata la chicane che lo separa dalla bandiera a scacchi, ha un tale distacco dal secondo da permettersi di superare la linea del traguardo completamente sdraiato sul serbatoio, le gambe e le braccia senza contatto dai comandi e sollevate a imitare il gesto del nuotatore (con una perfetta esecuzione del movimento del nuoto a rana!).

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A questo punto, invece di contare il numero di vittorie consecutive, vale contare a ritroso quelle che lo separano dal super-record: meno dieci.

In Moto2, ritorna alla vittoria dopo ben undici anni, sempre ad Assen, Anthony West, uno specialista della guida sul bagnato. L’ottavo posto del capoclassifica Rabat consente a Mika Kallio di recuperare qualche prezioso punto, mentre Simone Corsi deve accontentarsi del tredicesimo posto, dopo che una scivolata gli ha tolto la possibilità di coronare con una vittoria il suo totale dominio sugli avversari.

Nella gara di Moto3 si impone ancora Alex Marquez, e con il secondo posto di Rins regalano la prima doppietta stagionale alla Honda. La lotta per il mondiale ha avuto una battuta di arresto, con Miller e Fenati autori di cadute che valgono i rispettivi zero punti in classifica. Stessa sorte è toccata ad Enea Bastianini, astro nascente della Moto3, autore di un rovinoso highside in avvio di gara, mentre il suo compagno di squadra riesce finalmente a vedere la bandiera a scacchi, e con il quinto posto è il migliore della pattuglia italiana.

Walter Veltri