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Posted by on Ago 29, 2014 in MOTO |

BIMOTA FUORI DAL MONDIALE SBK 2014. COLPA DI CHI?

Le voci sugli sviluppi negativi della vicenda Bimota /WSBK erano insistenti ed a senso unico: il quantitativo di BB3 richiesto per l’omologazione internazionale, e quindi per continuare a correre il campionato mondiale per derivate di serie finalmente con le moto in classifica, non era stato raggiunto. A chiarire la questione sono arrivati i comunicati ufficiali della Dorna e di Bimota, entrambi datati 27 agosto 2014.

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La Dorna ha comunicato che Bimota aveva dato loro notizia che non erano state approntate le 125 BB3 richieste per procedere all’iscrizione, per cui provvedevano con un molto diplomatico “stand-by” finché la casa costruttrice riminese non avesse soddisfatto i requisiti richiesti.

Dalla pagina ufficiale di Facebook, Bimota ha comunicato di aver preso la decisione di non partecipare alle ultime tre gare del campionato Superbike. Così dicendo, appare ovvio che lo “stand-by” posto dall’organizzazione del WSBK corrisponde ad un “niet” definitivo.

Da parte loro, pur ammettendo di non avere pronte le moto necessarie ad adempiere all’accordo con Dorna per la loro partecipazione, dichiarano di aver lavorato duro per approntare e consegnare le prime 30 moto (in ogni parte del mondo, come recita il comunicato), e che continueranno ad impegnarsi per completare l’inattesa valanga di ordini, ottenuti proprio a seguito delle ottime prestazioni della BB3 del team Alstare (pur senza figurare in classifica). Per cui, il problema sarebbe nel non disporre materialmente dei motori BMW per completarle, visto che le ciclistiche e le sovrastrutture ci sono. Dal comunicato si dichiara che ci sono le garanzie (bancarie?) richieste per far fronte all’ordine dello stock di motori S1000 RR necessari, ma manca il tempo utile per completare le BB3 nei tempi richiesti da Dorna.

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Leggendo i due comunicati, però, e valutando le cose con attenzione, vengono fuori non pochi dubbi:

Se Dorna ha dichiarato di sospendere la procedura in attesa della realizzazione delle unità richieste, con le 6/8 settimane necessarie a farlo (come da loro previsto) avrebbero potuto tranquillamente rientrare per le ultime due gare, visto che il round successivo al prossimo di Jerez sarà a Magny Cours, il 5 ottobre. E con tutta probabilità gli ispettori avrebbero favorito quanto possibile la casa riminese, forse accontentandosi di avere di fronte delle moto complete semplicemente da montare. Il problema, però, è che le moto complete devono avere i motori…

A prescindere dalle “garanzie”, l’ordine alla Casa di Monaco di Baviera è partito? Non sarà, casomai, un classico “pagare moneta, vedere cammello”? Il dubbio è quantomeno legittimo…

Se si parla di 30 moto consegnate, e considerando che Bimota dichiara che le restanti 95 per buona parte sono già ordinate, calcolatrice alla mano ne vien fuori un bel gruzzoletto. La BB3 è venduta a 60.000 euro. A parte quelle ordinate (che quantomeno dovrebbero essere in parte coperte, come di norma, da un anticipo), le entrate sono di 1.800.000 euro. Pur considerando l’assurda ipotesi di acquistare da un qualsiasi concessionario 95 BMW S1000 RR complete (quantomeno non targate…) a prezzo di listino e senza sconti, l’esborso sarebbe di 1.690.000 euro.

Ovvio che se si vuole coprire i costi industriali, bancari e di gestione di pochi mesi con i primissimi esemplari venduti, non rimane un granché per completare l’opera. Ma questo corrisponde al modus operandi di certi faccendieri del Sud Italia, che aprono attività per approfittare dei soldi della Comunità Europea e degli incentivi statali per poi chiudere bottega, e non quello di seri ed efficienti manager svizzeri. O no?

Io spero che, nonostante i pessimi indizi, Bimota riesca a rimanere in corsa e che il progetto SBK non si areni definitivamente, anche e soprattutto per il futuro dei lavoratori dello stabilimento di Rimini. Per cui prendo ottimisticamente per buona la frase con cui chiudono il loro comunicato: “Un arrivederci alle competizioni a presto”.

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Va comunque detto, a loro parziale discolpa, che trovarsi con le regole del gioco cambiate in corsa, quando un’impresa ha probabilmente già pianificato gli investimenti per la gestione sportiva, che tra l’altro è decisiva per il rilancio del marchio (visti anche i risultati e la professionalità con cui si sono mossi), non aiuta.
Se a gennaio si era deciso che le moto per il 2015 e oltre sarebbero state le EVO, cambiare le carte in tavola a metà stagione con un programma che sostanzialmente favorisce quelli che, ora, corrono con il regolamento factory è una pugnalata a quelli che, invece, avevano promosso per tempo la prima proposta ed avevano investito nello sviluppo anticipando la discesa in pista delle EVO già nella stagione in corso. Parlo di BMW, Ducati, Kawasaki e, ovviamente, Bimota (anche se “sub judice“).
Chi manca?

A parte Suzuki, che da tempo si è defilata e che lascia la gestione tecnica e sportiva al team Crescent ed a Yoshimura, che quindi si regolano più o meno autonomamente come hanno sempre fatto, manca l’Aprilia, l’MV Agusta, la Honda e la Yamaha (quantomeno da osservatori esterni). E forse anche KTM.
Nella EVO la Ninja sta dominando, con il team ufficiale e il bravo Salom. Ducati va bene. Bimota andava meglio (in pista, pur non in classifica…), con un ottimo team e un ottimo pilota, Ayrton Badovini.
BMW ha avuto un bel po di sfortuna, con Barrier gravemente infortunato ancor prima della gara di esordio.
In sostanza, un campionato equilibrato e combattuto, dove la moto meno dotata di “artifici” elettronici (vedi ride by wire, presente su tutte le moto meno che sulla Kawasaki, eppure lo stesso sistema che ha decisamente contibuito al dominio di Sykes nel 2013 e nel campionato in corso) è quella che di fatto ha già vinto il “mundialito“.

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E gli altri?

La RSV4 si è dimostrata poco competitiva in Superstock, per cui senza elettronica factory e pezzi speciali non garantisce, ad Aprilia ed ai clienti, le prestazioni. Però, per la DORNA, la MotoGP è e rimane il fulcro degli interessi, quindi la probabile uscita della squadra ufficiale dalla Superbike ed il rientro nella massima serie con Marco Melandri rappresenterà la sfida principale, ma non dovrebbe mancare una nuova RSV4 per un team di alto spessore.
La MV Agusta F4 attuale sta per andare in pensione. Con la gestione interna, le risorse si concentreranno prevedibilmente nella Supersport, su cui punta alto anche perché le altre case partecipano per inerzia con moto di 10 anni fa. Per cui, è realistico pensare che la loro partecipazione in SBK, con l’attesa nuova F4, ci sarebbe solo se un team forte e danaroso si prendesse l’incarico di coprire la partecipazione, con annesso sponsor. Quindi, EVO o non EVO, la sua partecipazione è un punto interrogativo.
Honda corre con la CBR figlia dell’ennesimo restiling di una moto di due lustri. Per la nuova serie, non se ne parla almeno fino alla fine del 2015. Sono stati, quindi, loro ad ottenere i maggiori benefici con il regolamento che permette di utilizzare parti di elettronica (in particolare il ride by wire) su moto che non lo prevedono di serie. L’HRC, in tal senso, non è stata con le mani in mano, ed il lavoro di sviluppo è ancora “in progress” nella stagione in corso. Appare, quindi, ovvio che siano loro i primi ad aver voluto il cambio di regole in corsa.
Per se nulla si sa e si dice, anche Yamaha segue con interesse, visto che la nuova R1 difficilmente resterà fuori dai giochi. C’è da credere che, come tradizione, seguiranno le decisioni della Honda a prescindere, così come Suzuki. Della misteriosa GSX-R, derivata direttamente dal progetto MotoGP, poco o nulla è trapelato, ma è comunque assodato che questo non è certo il miglior periodo per mettere sul mercato una supersportiva.

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KTM sta alla finestra, ma sono molto veloci e reattivi nel muoversi sul mercato e sulle piste. Se la cosa gli conviene, la nuova RC8 la faranno uscire e la metteranno in pista, sicuramente con un bel toro Red Bull sulle carene. E a quanto pare, gli converrà, visto che la nuova regola relativa ai rapporti al cambio prestabiliti nel numero e nelle combinazioni dalla prima gara darà una mano ai bicilindrici. Per cui anche Ducati ringrazia e sta al gioco. Se pur con la EVO stavano messi bene, con le nuove regole, probabilmente, staranno messi anche meglio.
Anche BMW, se vuole, ha materiale sufficiente per partecipare anche in forma ufficiale. Ma è improbabile che lo faccia. La sua politica aziendale pare sia quella di offrire una moto che sia una buona base per partecipare a livelli d’assoluto, e per questo schiera le RR1000 S con il team di Serafino Foti. A quanto pare, BMW Italia continuerà, e le voci su fatto che vogliano dare una sella a Ben Spies ne confermano, quantomeno, l’intento.
Rimane, quindi, Bimota, che a conti fatti in questa storia riesce a coprire sia il ruolo del cattivo che quello della vittima.

Walter Veltri