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Posted by on Giu 24, 2016 in AUTO |

BYE BYE, SAAB. LE OTTO PERLE CHE RACCONTANO LA SUA STORIA.

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Bye bye, Saab. Il marchio svedese dà il suo addio al mondo dell’auto, a seguito della decisione dell’attuale proprietà (la NEVS) di non usare lo storico marchio sulle loro vetture elettriche.
Certo, non è che la casa di Trollhättan navigasse a pieno regime, anzi. La produzione di auto, infatti, era sospesa da anni, è le ultime auto prodotte dallo stabilimento svedese risalgono al 2012.


Bye bye, Saab. I suoi 67 anni da marchio automobilistico sono stati atipici, segnati da auto fuori dagli schemi e cariche di fascino. Nata come costola di una delle più importanti case di produzione ed engineering aeronautico (militare e civile), ha sempre mantenuto uno stretto inprinting con le logiche progettuali ed estetiche dei veicoli alati. 67 anni in cui la Saab ha prodotto, in realtà, un numero relativamente esiguo di modelli, producendo solo berline in poche varianti.
Celebriamo, quindi, la storia del marchio Saab descrivendo otto modelli che ne hanno fatto la storia.

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Saab 92
Fu la prima auto Saab prodotta. Il design innovativo era evidentemente figlio “dell’anima aeronautica”, e la sua produzione fu una specie di terno al lotto, visto che la sua produzione fu principalmente finanziata dal distributore (Philipsons) che aveva scommesso sul suo successo.
La scommessa fu vinta, e la vettura spinta dal motore due tempi bicilindrico raffreddato ad acqua di 764 cc raggiunse e superò gli obiettivi di vendita, malgrado fosse disponibile solo nel colore verde (si dice residuato dalla produzione aeronautica).

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Saab 96 V4 Rally
Con la vettura con cui la casa di Trollhättan sbarca in Europa, diventa un’esigenza entrare anche nella sfida delle competizioni, ed il Campionato Rally era, all’epoca, un’eccellente veicolo promozionale. La berlina svedese passa dal motore due tempi al più convenzionale quattro tempi, un V4 Ford da 1.5 litri. La Saab 96 V4 fece bene fin dall’esordio, e nella sua lunga carriera agonistica conquistò complessivamente 8 podi, con 3 vittorie nel Rally di Svezia (l’ultima nel 1976), e l’inattesa conquista del RAC Rally del ’71, anno in cui si classificò seconda nel Campionato Internazionale Costruttori. Forse anche per questo “lancio” positivo, la 96 ebbe un ottimo risultato commerciale, in particolar modo nel Regno Unito.

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Saab 99
Nata nel ’69 e prodotta (con continue varianti ed evoluzioni) fino al 1984, la 99 è, forse, “La Saab” per eccellenza. Così innovativa da non esser obsoleta dopo 15 anni dalla nascita, la Saab 99 fu la vettura su cui si svilupparono tutti gli elementi caratteristici dell’idea Saab. Il 4 cilindri longitudinale di 1.7 litri in lega leggera, di progettazione Triumph, e la trazione anteriore, tagliavano i ponti con il passato, ma furono il design degli interni, l’attenzione alla sicurezza attiva e passiva e la linea anticonformista a farne una vettura amata in tutto il mondo. Una vera e propria icona.

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Saab 99 Turbo
La 99 Turbo merita una menzione a parte. Proprio nell’epoca in cui la parola Turbo evocava velocità, F1, potenza, la Saab fu la prima a dotare una normale berlina di un moderno motore turbocompresso, efficiente e potente, trasformandola in una Gran Turismo ambita ed apprezzata.
Questo fu possibile per via della fusione con Scania (1971), che possedeva un avanzatissimo know-how sui turbocompressori ad uso stradale. La cura ed il design degli interni, ispirati ai cockpit dei jet, divenne riferimento, valido ancor oggi, dell’abitacolo ideale. Un mito.

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Saab 900 Cabrio
Le cabrio, nella produzione Saab, fanno storia a se. Questa elegante scoperta, su base 99 Coupè ed in seguito 900, è stata una autentica status symbol. “Roba di classe”, celebrata nella produzione cinematografica quale auto della gente “arrivata”. Un simbolo di successo, che fa leva sulla esclusività ma anche sulla “discrezione”. Piacque tanto già la 99 Coupè, magari Turbo, ma fu la 900 Cabrio a traghettare la Saab, ormai brand internazionale, sulle sponde della General Motors, che ne accellerò il grande successo negli USA. Parcheggiata nelle ville di Beverly Hills e nelle tenute del Maine, era un perfetto “complemento” all’eleganza ed allo stile presente e non esibito dei figli del boom finanziario e dei giovani protagonisti della new economy.

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Saab 9000
Merita una doverosa citazione la 9000, la Saab “italiana”. Sorta sul pianale comune del Gruppo Fiat (Tipo 4) di Lancia Thema e Fiat Croma, la 9000 è stata la versione più “internazionale” di quell’eccellente progetto. Pur mantenendo le dimensioni e l’impostazione stilistica (Giugiaro) e tecnica delle “cugine” italiane (trazione anteriore con motore trasversale), la Saab vi inseriva tutti quei contenuti che caratterizzavano la sua produzione e che avevano fatto guadagnare al marchio il bollo del prestigio, entrando quindi nel mercato delle grandi berline premium. Accolta in modo tiepido in Europa, ebbe una seconda giovinezza dopo la buona accoglienza negli USA (essendo già in regola con gli elevati standard di sicurezza richiesti), risultando una delle grandi berline europee più vendute sul mercato americano.

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Saab 9-5
E’ l’ultima Saab prodotta. La 9-5 prima serie, nata alla fine degli anni ’90 totalmente su base GM, arrivò nel momento di maggiore difficoltà del marchio svedese, per il quale era divenuto impossibile continuare a vivere producendo solo un paio di modelli. Fin dalla sua presentazione, quindi, le scure nubi che aleggiavano sul futuro della Saab (malamente gestita da una General Motors alle prese con la sua peggiore gestione) ne tarparono le ali, e la strettissima parentela con le berline Opel non contribuì a creare entusiasmo. La seconda serie fu, invece, il canto del cigno. Pur partendo dalla (ottima) base della Opel Insignia, la 9-5 proponeva un nuovo stile estetico e contenuti all’avanguardia nel settore dell’elettronica applicata ai sistemi di ausilio alla guida. Acquisita dalla olandese Spyker nel 2010, la Saab continuò con questo solo cavallo di battaglia fino all’ultima vettura prodotta, nel 2012. Falliti i tentativi di costruire ex novo una gamma più ampia (progetto ereditato dalla GM) con la Station Wagon e la “invisibileSUV 9-4X, fallì anche il tentativo di rimanere in vita.

Bye bye, Saab.
Anzi, adjö (svedese: arrivederci)!

Walter Veltri