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Posted by on Mag 12, 2014 in MOTO | 2 comments

DUCATI PANIGALE SUPERLEGGERA. MOLTO PIU’ CHE “SPECIALE”.

La vedi arrivare. Ne senti il rombo cupo e ritmico. Il suo sguardo basso e felino è inconfondibile.

La Ducati Panigale è diventata, dal momento stesso del suo debutto, la massima espressione della moto sportiva stradale. La Panigale che ho di fronte, però, è diversa. La livrea richiama direttamente quella delle D16 da MotoGP, con una fascia bianca che spezza il classico rosso Ducati dalla carena anteriore, fino a lambire la parte inferiore del codino. Un occhio profano potrebbe vederla come una versione speciale della Panigale 1199, magari con accessori racing di marchi prestigiosi, ma non è così. La Panigale Superleggera è ben altro.

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Alla presentazione, la cartella stampa della Ducati Motor Holding S.p.a. Recitava così: “Si chiama 1199 Superleggera e non si era mai visto niente di simile sino ad oggi. Un sogno che diventa realtà. Un livello tecnologico e ingegneristico mai proposto prima. Un progetto incredibile e senza precedenti”. Esagerazioni da ufficio marketing? Assolutamente no. Quanto scritto è la fedele rappresentazione di questa meraviglia su due ruote.

La Panigale Superleggera è una Panigale totalmente riprogettata, in cui tutte le componenti meccaniche, ciclistiche e tutte le sovrastrutture si combinano per ottenere una moto leggerissima e sofisticata. Per certi versi, ancora più sofisticata della Panigale che corre nel mondiale Superbike!
Più che da una visione superficiale, è scorrendo con attenzione i dati tecnici che si comprende quello di cui stiamo parlando. Il peso è ridotto a soli 155 chilogrammi a secco. Per intenderci, il peso dell’Aprilia Scarabeo 125. Rispetto alla pur leggera versione base, ci sono una quindicina di chili di differenza. Ma non è solo il peso a fare la differenza. Tutte le parti riprogettate si compenetrano in un insieme armonico e pulito, come nella migliore tradizione progettuale italiana. E’ difficile, guardando la Panigale, non pensare a due uomini che, direttamente ed indirettamente, ne hanno determinato l’idea e lo sviluppo.

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Filippo Preziosi, l’uomo che ha progettato la Desmosedici campione del mondo MotoGP nel 2007, è colui che ha elaborato la concezione della moto con il motore totalmente portante; già la citata versione della D16 aveva questa caratteristica, ma il semi-telaio che collegava il motore al canotto di sterzo era in tubi d’acciaio saldati, come da tradizione Ducati. Preziosi decise di abbandonare la tradizione, progettando un telaio monoscocca in carbonio e compositi, che funge anche da airbox. Questa caratteristica è l’elemento che maggiormente caratterizza la cicilistica della Panigale, e nella Superleggera è stato riprogettato strutturalmente, per poter essere realizzato in magnesio. Ma è guardando l’esploso dei pezzi che compongono la Superleggera che torna vivido il ricordo del grande Massimo Tamburini, recentemente scomparso. Il genio riminese realizzò, per la Ducati (che allora faceva parte del gruppo Cagiva) la 916, ovvero la moto che rivoluzionò il concetto di moto sportiva stradale e che fu uno dei maggiori successi commerciali e di immagine, aveva la straordinaria capacità di progettare e realizzare delle moto in cui i singoli particolari tecnici riuscivano ad affascinare anche presi da soli, come delle opere d’arte, ma che montati tra loro rendevano l’insieme armonioso ed equilibrato. Se c’è una moto che può essere accostata alla Panigale Superleggera per l’esclusività e l’accuratezza della progettazione dei singoli componenti, questa non può che essere la MV Agusta F4 Serie Oro, la preserie della F4 che racchiudeva l’idea di moto di Tamburini. E se l’eredità diretta del Maestro è stata raccolta dalla casa varesina e dalla struttura di progettazione CRC, è anche vero che l’imprinting è rimasto anche negli studi di progettazione di Borgo Panigale, e la Superleggera ne è lampante conferma.
La cura nelle lavorazioni, anche nei dettagli, è maniacale. Infatti, spogliata delle sovrastrutture, la Panigale Superleggera è incantevole, tanto da meritare di essere esposta in un museo di design e di arte contemporanea.

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In magnesio sono anche il coperchio della trasmissione primaria, il telaietto che regge la strumentazione ed i coperchi delle testate, così come i cerchi forgiati, realizzati da Marchesini.
In carbonio è stato realizzato il telaietto reggisella, la carena, il codino ed il parafango anteriore.
Lo scarico è in titanio (e viene fornito di serie, con il Race Kit, anche l’impianto sportivo completo in titanio prodotto dalla Akrapovic, non omologato per la strada). Il forcellone monobraccio è in alluminio con pivot d’attacco regolabile. Anche serbatoio è in alluminio, lavorato a mano come nelle più esclusive realizzazioni artigianali.
Persino per la batteria si è scelto una in ioni di litio.

Anche il motore è stato riprogettato. Il suo rapporto alesaggio corsa di 112 per 60,8 mm e il rapporto di compressione di ben 13,2:1, la trasmissione primaria ad ingranaggi e una progettazione estrema delle tolleranze, le nervature e i condotti è il bicilindrico più potente di sempre, ed anche il motore che per caratteristiche si avvicina maggiormente alle unità dei prototipi da gara. Per la Superleggera tutte le caratteristiche sono state estremizzate, rispetto al già portentoso bicilindrico a L della Panigale “normale”. Le valvole di scarico sono in titanio (quelle di aspirazione lo era già) e pistoni sono alleggeriti, con mantello corto e a due segmenti. E’ stata ridisegnata la camera di combustione ed alleggerito l’albero motore, con contrappesi di equilibratura in tugsteno.
La potenza dichiarata è di 200 cavalli, che diventano 205 con il Race Kit fornito di serie per l’uso in pista.

La ciclistica si avvale della migliore produzione Ohlins, con molti particolari prodotti in esclusiva. In particolare, al posteriore c’è una TTX36 con molla in titanio, un prodotto che è adottato da moltissime moto da gara. I freni sono Brembo della serie M50 con pompa radiale MC5, per la prima volta adottati su una moto stradale. A completare l’opera c’è la impressionante dotazione elettronica, che permette sia un utilizzo tranquillo su strada che l’ottimizzazione dell’uso in pista.

E’ stata introdotta la piattaforma inerziale, che aumenta i parametri di valutazione della centralina nelle varie condizioni d’utilizzo. Tutti i sistemi di controllo e di ausilio alla guida, già presenti sulla Panigale R, sono stati riprogrammati per supportare al meglio le sue caratteristiche.
La Superleggera, su strada, mantiene le prerogative della serie Panigale. E’ la sportiva Ducati più facile da guidare, con una posizione di guida non eccessivamente sacrificata nonostante l’estrema compattezza, per via della giusta triangolazione sella/pedane/manubri e dai semimanubri larghi e poco spioventi, ma è ovvio che il suo habitat naturale è la pista.
Per rendere l’idea, basta solo un dato: il collaudatore Ducati Alessandro Valia ha staccato il tempo di 1’54”90 al Mugello. Giusto per chiarire, il pilota professionista Matteo Baiocco, che ha vinto al Mugello la gara del CIV Superbike sulla Ducati Panigale del team Barni, ha fatto il suo miglior giro in 1’53”01.

Ma quanto costa questa meravigliosa creatura? Il prezzo, per uno dei 500 esemplari prodotti, è da gioielleria di lusso: 66.000,00 euro. Ma del resto, non stiamo parlando di un gioiello?

Walter Veltri

2 Comments

  1. Azz… costa poco! Quasi quasi scappo a comprarmene 2 😛

  2. Buona idea. Una per la pista, e una per il salotto. 😀