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Posted by on Dic 12, 2015 in AUTO |

FCA. UNO SGUARDO SULL’ALFA ROMEO.

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E’ passato più di un anno, da quando mi venne in mente di dire la mia su FCA ed i suoi singoli marchi. Tanti mesi in attesa di poter scrivere qualcosa di “stabile” sull’Alfa Romeo, che alfabeticamente, è seconda dietro il marchio Abarth (http://immoto.altervista.org/fca-sguardo-sullabarth/). Oggi, dopo una serie infinita di vicende, mi trovo ancora ad affrontare l’argomento con in testa un enorme punto interrogativo, ma almeno con un paio di punti fermi. Nel corso di questi mesi, infatti, si è passati da una inerzia sui prodotti e sui progetti ad altre proposte, nate e finite dopo poco, al limite estremo di metterla in vendita, fino ad arrivare alla decisione di investire su un piano industriale che si propone di rendere l’Alfa Romeo un brand globale, inserito nel settore delle vetture premium ed in diretta concorrenza con Audi, BMW e Mercedes.

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Un piano molto ambizioso, al quale ha fatto seguito, dopo una snervante attesa, la presentazione della nuova Alfa Romeo Giulia in occasione del 105esimo anno di vita del marchio. Ad oggi, però, di questa vettura si vedono solo foto, spot e prototipi mascherati in giro per il mondo, visto che la sua commercializzazione è stata posticipata a causa della crisi della domanda in Cina ed in Russia (mercati su cui FCA contava di entrare a testa alta). Del resto, la scelta di proporre la nuova berlina partendo dalla versione top, la QV da 510 cavalli, aveva il chiaro intento di riproporsi con una vettura che racchiudeva in se una sorta di “dichiarazione di intenti” per la futura produzione; in pratica una strategia di marketing “a lunga conservazione”.

Alfa Romeo Giulia QV

Alfa Romeo Giulia QV

Questo stop, che ovviamente ricadrà su tutta la produzione prevista, rende chiaramente improbabile il già difficile target di 400.000 vetture vendute entro il 2018, come venne dichiarato tempo fa dal CEO Harald Wester.
Eppure, questo perenne stato d’incertezza sulle sue sorti è una costante della centenaria storia dell’Alfa Romeo.

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La Anonima Lombarda Fabbrica Automobili, nata a Milano ma con genesi napoletana (la produzione delle francesi Darracq passò, appunto, da Napoli agli stabilimenti del Portello), divenuta Alfa Romeo dopo che la prima delle sue innumerevoli crisi la portò ad essere affidata all’ingegner Nicola Romeo (napoletano di Sant’Antimo), riuscì a rimanere sempre a galla, pur passando per mille mani nel lungo periodo in cui fu di proprietà statale (dal 1930 al 1986), “rischiando” di passare alla Ford ma rimanendo, con non poche forzature politiche, in Italia come marchio di proprietà della Fiat. Eppure, la sua storia travagliata non ha impedito di costruire e consolidare il mito, alimentato dalle innumerevoli vittorie sportive, che hanno lasciato tracce indelebili nella memoria degli appassionati.

Alfa Romeo 159

Alfa Romeo 159

Dalla Formula 1 al Mondiale Prototipi, dai domini alla Targa Florio ed alla Mille Miglia, passando per i trionfi nei Campionati Turismo fino alla mitica sfida, vinta, nel DTM. E’ questa la genesi del Cuore Sportivo, che lega l’immagine dello scudetto con i simboli di Milano all’idea delle corse e della velocità.
Ma la sua storia ha anche stretto legami con l’immaginario collettivo anche con le vetture di produzione.

Alfa Romeo 33

Alfa Romeo 33

E’ stata la prediletta del Duce e la preferita dalla nuova classe dirigente post bellica. E’ stata nobile e fascinosa, come la 6C amata dagli americani che svernavano a Via Veneto, o “quasi ploretaria” come la Alfasud, l’Alfa per tutti (in particolare per gli stessi operai di Pomigliano D’Arco).

Alfa Romeo 2500 6C

Alfa Romeo 2500 6C

Il cinema, poi, ha fatto la sua parte, e questo è servito anche a rendere globale il fascino del marchio del biscione. La Duetto di Ben Braddock/Dustin Hoffman spremuta per fermare il matrimonio della Robinson “figlia” nella scena madre de Il Laureato e la Giulietta Spider del “commenda” Ugo Tognazzi in La Voglia Matta non sono solo auto, ma simboli di libertà, giovinezza o potere.

La Duetto ne Il Laureato

La Duetto ne Il Laureato

E le emozioni ruspanti dei “poliziotteschi”, con le guardie e i delinquenti che solcavano le già trafficate città italiane a velocità folli con tutta la gamma Alfa Romeo dell’epoca, sono ancora adesso riferimenti per gli action movies (Quentin Tarantino docet) ma anche simboli, positivi e negativi, di un periodo in cui l’Alfa era, nella realtà, l’auto delle forze dell’ordine ma anche quella più “gettonata” da chi doveva “darsi alla macchia”.
Ma più di tutto, l’ideale legato alle vetture Alfa Romeo è quello della bella guida. A parte qualche rara eccezione, le Alfa sono sempre state auto in cui il piacere di guida era garantito. Anche, spesso, a discapito di altre importanti voci. Per cui, anche se i progetti e la produzione non hanno mai fatto mancare difetti ed incongruenze, il gusto che si prova a guidarle è spesso riuscito a farle vendere (più o meno bene) comunque, garantendo quindi la sopravvivenza del marchio anche nei periodi più bui.

Alfa Romeo Giulia GT

Alfa Romeo Giulia GT

E’ questo, quindi, il motivo per cui ora l’efficientissimo marketing FCA propone il marchio Alfa Romeo con lo slogan “La Meccanica delle Emozioni”. E sottolineo Il Marchio, più che le singole vetture.
Il presente, infatti, ha poche attinenze con questo slogan. Anzi, si può dire che il presente si configura con uno situazione da anno zero. Ad oggi, la gamma Alfa Romeo (come da sito ufficiale http://www.alfaromeo.it/ ) è composta da 4 vetture, di cui una, la Giulia QV, non è ancora in produzione, ed un’altra, la 4C, è prodotta in pochi esemplari. Quindi, effettivamente, la gamma Alfa Romeo è composta dalle sole MiTo e Giulietta.

Alfa Romeo MiTo

Alfa Romeo MiTo

La MiTo, una utilitaria sportiva, è in produzione da quasi 8 anni. Pur molto riuscita esteticamente, è comunque configurata sul pianale della Punto, non discostandosene, sostanzialmente, neanche nella meccanica e nella struttura, salvo per alcune modifiche di dettaglio. Troppo alta per esser definita sportiva, con sospensioni ben tarate ma con schema da utilitaria, paga lo scotto di non aver avuto nessuna evoluzione (così come il progetto di base, ovvero la Punto, che è già di ben 10 anni), mentre le principali competitor, nello stesso arco di tempo, hanno subito già uno o due cambiamenti sostanziali (ad esempio, la Mini), per cui ora è già indietro di almeno una generazione costruttiva. Mica poco…

Alfa Romeo Giulietta

Alfa Romeo Giulietta

Un po’ meglio va con la Giulietta, la compatta dalla linea sportiveggiante, che è stata la prima auto figlia del matrimonio tra Fiat e Chrysler, quindi la prima vera auto FCA europea. Va da se che alla soglia del sesto anno, per la categoria premium sarebbe già alla soglia del pensionamento, invece è in programma un lieve restyling che dovrebbe conservarcela per ancora qualche anno. Ma così facendo, si porterebbe fin troppo avanti una vettura che non ha le carte in regola per stare nel settore delle compatte premium (del resto, non è stata progettata con questo target), quindi in contraddizione con il piano industriale.
Come per la MiTo, anche la Giulietta ha una linea troppo alta per una compatta sportiva, in quanto si decise di utilizzare una piattaforma comune per vetture di tipo “familiare” come la Dodge Dart e la Fiat Viaggio (prodotta in Cina). Anche questa impostazione venne abbandonata nel nuovo piano industriale, che invece prevede che le Alfa Romeo nascano da piattaforme specifiche. La Giulietta, comunque, ha venduto e vende abbastanza bene, ed è indubbiamente una vettura ben fatta, che coniuga buone qualità dinamiche ad un comfort più che adeguato.

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Però, è onestamente difficile considerare premium e sportiva un auto che, rispetto alla precedente produzione, è stata “normalizzata”, abbandonando alcuni caratteri distintivi che la rendevano, meccanicamente, emozionante. Ora, solo il motore 1750 Tbi è in esclusiva Alfa Romeo (nella Giulietta QV e nella sportiva 4C), insieme al manettino DNA che modifica la risposta ai comandi agendo sull’elettronica. Poco, davvero poco per competere con le proposte di Audi, BMW e Mercedes nel settore delle compatte.

Alfa Romeo 4C

Alfa Romeo 4C

Del resto, visti i contenuti, anche i prezzi non possono essere sullo stesso piano, per cui il livello premium, ora è tenuto solo dalla 4C, che infatti il board FCA ha fortemente voluto come “ambasciatrice” della nuova Alfa Romeo nel mondo (in particolare negli USA), costruendogli un percorso alternativo sia nella distribuzione che nel post vendita.

Prototipo del SUV Alfa Romeo

Prototipo del SUV Alfa Romeo

Cosa gli riserverà il futuro? Ad oggi, oltre alla Giulia nelle varie versioni previste, è atteso l’immancabile SUV di medie dimensioni, a coprire una corposa nicchia totalmente scoperta per FCA, in particolare in Europa. I prototipi sono da tempo in giro, ma come per la Giulia prima della presentazione nessuna immagine o prefigurazione è stata divulgata (per questo, in FCA, si sono dimostrati meglio della NASA!), ed ovviamente poco o nulla si sa della data di presentazione, anche se dovrebbe avvenire nel corso del 2016. Ancor meno si sa delle altre due vetture di cui è stata dichiarata la produzione, ovvero la futura ammiraglia, che partendo dallo stesso pianale Giorgio della Giulia, opportunamente modificato, si propone di entrare in concorrenza con le Audi A6 e le BMW Serie 5. Inoltre dovrebbe arrivare anche una coupé sportiva, che dovrebbe riaprire la saracinesca che dai box porta alla pista.

Alfa Romeo Giulietta TCR by Romeo Ferraris

Alfa Romeo Giulietta TCR by Romeo Ferraris

Per fortuna, per questo, c’è chi ci ha pensato prima. Infatti, in barba ai tentennati piani di FCA, il preparatore Romeo Ferraris ha già preparato e messo in vendita una versione pepatissima della Giulietta, pronta per competere nella divertente e combattura TCR Series (che dopo il debutto nel 2015 sta raccogliendo così tanti consensi e nuove interessanti iscrizioni di team e vetture per la prossima stagione da mettere in seria crisi la leadership della serie maggiore WTCC). Del resto, il famoso Cuore Sportivo ha quasi sempre trovato nel genio e nella passione degli uomini la sua linfa, più che le scelte aziendali. Fu così ai tempi dell’Autodelta di Chiti, o dei vari preparatori (all’epoca si chiamavano ancora “garages”, non team o factory…) che mettevano in pista le GTA e le Giulia TI nei campionati turismo negli anni ’60 e ’70.

Alfa Romeo Giulia Ti

Alfa Romeo Giulia Ti

Visto il turbinoso e ardente passato, ma visto anche il vuoto e le incertezze del presente, da appassionato dei motori e del marchio, vorrei vedere un’Alfa Romeo viva.
Mi piace l’idea di un marchio orgogliosamente italiano, e approvo la sua collocazione tra i marchi premium, anche se questo ridurrà la possibilità per molti di possedere un’Alfa.

Alfa Romeo Giulia QV

Alfa Romeo Giulia QV

L’importante è che questo avvenga proponendo vetture dall’impronta sportiva (anche a discapito di un po’ di comodità, perché tutto non si può avere, e se bisogna scegliere…), con caratteristiche tecniche adeguate al blasone (e non solo “giochetti” elettronici come il DNA o il finto differenziale autobloccante EQ2, che su un’Alfa proprio non si può vedere, specie se le altre case montano Torsen a controllo elettronico), trazione posteriore di default (ma vederei bene anche una piccola con trazione anteriore e sospensione a quadrilatero alto, come era nelle 147. Magari fatto un tantino meglio…) e, sopratutto, una qualità degli interni, dei montaggi e dei componenti finalmente esenti da critiche, andando a giocarsela a testa alta in un segmento dove le “cugine” tedesche dominano non solo con il blasone del marchio, ma per i contenuti che riescono a dare alla loro produzione. Senza attese e pause di riflessione.

Walter Veltri