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Posted by on Mag 29, 2014 in AUTO |

GRILLO, IL WEB ED IL MISTERO DELLE AUTO INVENDUTE

Le immagini sono impressionanti. Migliaia e migliaia di auto nuove tutte insieme; tutte perfettamente incolonnate, parcheggiate, ferme. Una enorme quantità di metallo, gomma, plastica, vetro che ricopre aree immense. Così grandi da essere distinguibili anche dalle foto prese dal satellite.

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Queste immagini sono il motore di una vasta e “rumorosa” campagna d’informazione relativa a colossali stock di auto invendute, che un po’ di tempo compare, in svariate versioni, sul web e sui social network. Una notizia unicamente supportata dalle foto, che stranamente non trova altri riscontri che non sia una ovvia traduzione delle immagini: se migliaia e miglia di auto giacciono tutte insieme a riempire enormi spazi, sono sicuramente invendute.

Una vicenda probabilmente top secret, coperta di mistero come i cerchi nel grano.

Una notizia così clamorosa ed evocativa da diventare cavallo di battaglia nei ultimi comizi di Beppe Grillo, volta a dare una rappresentazione tangibile della irreversibile crisi del mercato automobilistico.

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Ovviamente, quando una notizia diventa virale, arrivano in rete le smentite e le prove della “bufala”. Sono così svariati anche gli articoli volti a smascherare l’inganno contestando le fonti.

Per questi ultimi, le foto incriminate risalirebbero al 2009, mentre altre foto, più recenti, riproducono le aree dove erano ricoverate le “sedicenti” auto invendute, in cui di queste non c’è traccia. Il mistero, quindi, s’infittisce.

Dov’è la verità? Chi ha ragione?

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Mi piacerebbe poter rispondere a questa domanda, ma credo che il problema sia la stessa notizia, o meglio, la non notizia.

In entrambe i casi, infatti, il difetto principale sta nel limitarsi a suffragare o negare una tesi esclusivamente dando una interpretazione semplicistica alle immagini. Nessun sopralluogo, nessuna testimonianza o documento. Va da se che, in questo modo, qualsiasi tesi più o meno credibile può spacciarsi per verità.

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Secondo la mia opinione (ed in quanto tale ben diversa dall’essere una notizia o una verità), la tesi per cui le auto nelle foto siano stock invenduti non è credibile, per una serie di ragioni:

  1. Molte delle foto pubblicate sono relative a zone portuali inglesi (in un caso, si tratta della pista di prova della Nissan in Inghilterra); se si considera che il Regno Unito è uno dei maggiori produttori d’auto d’Europa, è ovvio che queste auto, per raggiungere il mercato europeo e mondiale, devono essere imbarcate o trasportate su treni. Stiamo parlando di migliaia di auto che vengono trasportate insieme su enormi navi e su più treni merci. Penso che sia più credibile che queste auto vengano suddivise in grandi stock prima di essere imbarcate o caricate, a meno che si voglia pensare che queste vengano portate dalla fabbrica all’imbarco una per volta…
  2. Quando i blog o Beppe Grillo parlano di migliaia di auto invendute, hanno una idea poco attuale del mercato automobilistico. Andare ad acquistare un’auto è cosa ben diversa dall’andare a comprare una giacca o un paio di scarpe. Se si da uno sguardo ad un qualsiasi listino di auto nuove, si comprende facilmente che per un qualsiasi modello di auto di un qualsiasi costruttore, l’offerta è articolata in modo tale da permettere una serie praticamente infinita di combinazioni. Motorizzazioni, allestimenti, colori, dotazioni ed optional permettono all’acquirente di modellarsi la propria auto secondo i suoi gusti e le sue esigenze. E proprio la possibilità di possedere la propria auto come la si desidera è uno dei principali motivi di preferenza legati all’acquisto di un’auto nuova. Inoltre, sarebbe insensato e antieconomico, per qualsiasi costruttore, completare la produzione delle auto ben sapendo di non poter prevedere, con certezza assoluta, le caratteristiche prescelte dall’acquirente al momento dell’ordine.
  3. E’ altresì vero che una importante percentuale di auto vengono prodotte da molti costruttori senza che queste corrispondano a specifici ordini di acquisto. Ciò avviene per l’esigenza di mantenere costante il flusso di produzione rispetto al flusso di vendita. Vengono così immesse sul mercato delle auto con delle combinazioni di allestimenti combinati secondo quella che è la media delle richieste. Inoltre, è frequente che vengano prodotte delle versioni in allestimento unico ed immesse sul mercato come “serie speciali” (cosa che accade, in particolar modo, quando un modello è prossimo al “pensionamento”). Visto che si tratta pur sempre di migliaia di auto, questo potrebbe causare un “ingorgo” di auto invendute all’uscita delle linee di produzione. In realtà, questi stock di auto verranno comunque distribuiti ai concessionari, per cui l’eventuale invenduto non lo si troverà ammassato in un unico sito, bensì “diluito” nei migliaia e migliaia di piazzali e di rimesse dei concessionari (che, a loro volta, distribuiranno ai rivenditori autorizzati e multimarca). In pratica, la “patata bollente” finirà sempre in mano ai venditori, e solo la loro capacità, unita ad una politica dei prezzi autonoma o concordata con le case costruttrici, sarà decisiva per far si che le auto “pronta consegna” o Km 0 non rimangano invendute.

Questa analisi non vuole essere una verità alternativa a quelle su citate. L’argomento è complesso ed articolato, visto che riguarda uno dei principali motori dell’economia mondiale, quindi un approccio semplicistico può solo produrre opinioni, non notizie.

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E’ inutile citate ragionamenti e fonti che si prestano a dubbi, quando la realtà è, purtroppo, oggettivamente dimostrabile con dati incontrovertibili. La crisi del settore automobilistico non è un segreto per nessuno, e la disamina sulle foto, pur avendo offerto un quadro suggestivo a Beppe Grillo ed ai blogger, nulla da o toglie rispetto alla lettura dei dati di vendita, dal segno meno nelle percentuali di immatricolazioni valutate di anno in anno, dal numero di stabilimenti chiusi o delocalizzati, dalle svariate migliaia di operai mandati a casa, dal ridimensionamento degli obbiettivi che molte case devono programmare per restare sul mercato, dalle chiusure e dai fallimenti di concessionarie e rivenditori e di imprese di servizi connessi all’automotive.

Walter Veltri