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Posted by on Ott 5, 2013 in MOTO |

IL LATO OSCURO DELLA YAMAHA. PROVA DELLA MT-09

Il lato oscuro del Giappone”. Le foto, il titolo in ideogrammi, i colori: la MT-09 viene rappresentata come il protagonista di un action thriller. In 3d, aggiungerei.

Eppure, le foto e le prime impressioni lasciano molto spazio ai dubbi. Come nei migliori thriller, servono molti indizi per scoprire la verità. In questo caso, l’indizio principale si chiama pulsante d’avviamento. Anche questo, infatti, si presenta in maniera diversa rispetto a quello dei comuni blocchetti. Diverso come tutto il resto della moto. Anche i numeri contenuti nelle cartelle stampa lasciano pochi dubbi.

MT09

Quote ciclistiche da supersport, così come il peso. Motore tre cilindri con gran coppia dai bassi regimi e allungo da quattro cilindri sportiva. Un propulsore dall’elettronica evolutissima, compresa l’inedita iniezione diretta di benzina (in una versione meno sofisticata rispetto a quella presente nei motori automobilistici) che insieme al comando del gas ride-by-wire (cioè, gestito da una centralina e non da cavo del gas) promettono una erogazione millimetrica insieme ad una grande efficienza, con notevoli benefici anche alla voce consumi. Un particolare, che in genere è poco considerato dagli smanettoni, ma che fa sempre piacere al loro portafogli. Però, considerando le varie proposte Yamaha, all’insegna della razionalità e della ecletticità d’uso, vien da pensare: “Ma no… Yamaha non fa queste cose…”

Le affinità con Aprilia Tuono, MV Brutale o Ducati Streetfighter non sono così tante da eliminare l’intima convinzione che queste proposte sono esclusive della produzione europea.

Poi, approfittando del Test Ride dedicato a questo “oggetto misterioso”, ci si accorge di dover resettare un po’ di pregiudizi.

Si, la Yamaha le fa, queste cose. Me ne sono accorto quando l’ho vista, incupita sotto il cielo plumbeo di Siderno. Nera con cerchi blu. Compatta, grintosissima. Il faro appoggiato tra gli steli della forcella, che in foto mi aveva fatto storcere il naso, dal vivo diventa un tocco di stile ed aggressività. Il telaio, che circonda il tre cilindri montato in posizione molto inclinata verso la ruota anteriore, è molto basso. Questo lascia intendere che la linea ideale tra canotto di sterzo e forcellone è praticamente rettilinea, ed inoltre lascia molto spazio per disegnare con la massima libertà le sovrastrutture. L’ammortizzatore, di conseguenza, è collegato al telaio in posizione praticamente orizzontale. Le immagini ingannano anche sull’altezza: a dispetto dell’aspetto da motard, la sella è bassa. Considerando anche la sezione strettissima in corrispondenza delle gambe, ci si rende conto che la MT-09 può essere cavalcata agevolmente da chiunque: sia dai miei 1.80 di taglia oversize che da quelli sensibilmente inferiori del simpatico ed appassionato concessionario (a cui brillavano gli occhi nel descrivere il piacere di poggiare bene i piedi a terra su di una moto così prestante).

La moto esprime la qualità costruttiva delle Yamaha top di gamma. Questo vuol dire accoppiamenti, plastiche, verniciature, saldature, blocchetti al top della produzione motociclistica mondiale. Un po’ sottotono il radiatore, posto a tutta lunghezza davanti le strutture del serbatoio.

L’accensione, come accennato, avviene direttamente dalla slitta dello start. Il cruscotto digitale, visto dalla sella, sembra montato sul… vuoto. Le informazioni, dalla visuale del casco, sembrano le didascalie di un gioco di guida sul computer. Questa stessa impressione è amplificata dalla posizione di guida. Si sta proprio sulla ruota davanti, con le braccia che caricano la forcella in posizione aperta, per via del manubrio largo e dritto. Anche la sella e la posizione delle pedane spingono il corpo in attacco, complice la posizione delle gambe che permette di stringere i fianchi senza alcuna interferenza. Ma più di ogni altra cosa, è il sorprendente tre cilindri di circa 850 cc a dichiarare la indone “cattiva”. Spinge sempre, in qualsiasi marcia ed a partire da qualsiasi numero di giri. La spinta è sempre robusta, con una connessione diretta tra manetta del gas e motore. Pur avendo tre modalità selezionabili dal blocchetto destro, ho preferito utilizzare la modalità “standard”, che permette un’erogazione prontissima al gas senza essere brusca. Una volta presa l’abitudine con la posizione avanzata, la MT-09 si inserisce in curva con una velocità sorprendente. Le strade dissestate della cittadine ionica non mi hanno fatto soffrire più di tanto, e considerando l’assetto reattivo e ben piantato, vale la lode alla voce sospensioni. Il ringhio rauco che esce dal cortissima marmitta bassa istiga alla smanettata selvaggia, ma su strada aperta e trafficata sarebbe ben poco salutare. Mi accontento di fargli allungare una terza dai 3000 giri. Io credo che solo con questa marcia si possa guidare con profitto sulle strade urbane, come uno scooter. Da gara, ovviamente. Con le marce alte divora la strada in maniera direttamente proporzionale a quanto si insiste sul gas. Il cambio rasenta la perfezione negli innesti e nella velocità di selezione.

E’ una moto che non consiglierei ai neofiti o a chi fa della moto un uso prevalentemente utilitario, ma per chi vuole divertirsi è un efficacissima alternativa alle supersport o alle maxi-naked. Questa è una vera fun-bike, una moto costruita per scatenare divertimento puro sia tra le rotatorie e le strade a scorrimento veloce che sul misto stretto. Sul veloce, pur non avendo avuto la possibilità di provarla, credo che richieda un po’ di mestiere per essere guidata con profitto.

Dopo averla lasciata alle amorevoli cure del concessionario, penso di aver compreso il finale del thriller. Del resto, il titolo conteneva gran parte della soluzione: MT, la sigla che per Yamaha si associa al concetto di emozione. E questa MT-09 emoziona. Caspita, se emoziona!

Walter Veltri