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Posted by on Apr 13, 2015 in MOTO |

MOTO GP 2015. MARC MARQUEZ FA MAGIE SULLA “SUA” AUSTIN.

Il COTA (Circuit Of The Americans) di Austin, Texas, non è solo proprietà delle Americhe, così come recita pomposamente il nome. Da quando è stato aperto, la comproprietà, notificata dal palmares, è del Sig. Marquez Marc. Difficile trovare, nella storia del motociclismo, un legame così forte da unire le curve, i saliscendi ed i rettilinei con lo stile e la grinta di un pilota.

Marc Marquez - Honda RC212V HRC

Marc Marquez – Honda RC212V HRC

Sembra, anzi, che il campione del mondo questa pista l’accarezzi, la tratti con dolcezza, finchè non decide di mettere spazio tra se e gli avversari. Allora, la schiaffeggia, la picchia da destra e da sinistra, come un amante focoso ed un po’ sadico. E la pista di rivela, con lui e solo con lui, una docile masochista, capace di rendere arte le follie del campione spagnolo.

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Con la vittoria di ieri notte (diurna, ovviamente, per chi era sul posto), Marc Marquez torna a far paura come quello che ha dominato buona parte del campionato 2014. Ma con un importantissimo distinguo. Se lo scorso anno la stampa e gli addetti ai lavori parlavano di un dualismo Marquez/Honda imbattibile, ora è quantomai evidente che, nella coppia, la differenza la fa solo il pilota. Solo lui. Per trovare un’altra Honda RC213V bisogna scendere all’ottavo posto finale di Cal Crutchlow, con la Factory del team LCR. Forse l’inglese non è al livello dei primi cinque (forse…), ma dovrebbe essere almeno sullo stesso piano del connazionale Bradley Smith, che lo ha distanziato di ben 6 secondi con una Yamaha M1 dello scorso anno.

Andrea Iannone - Ducati GP15

Andrea Iannone – Ducati GP15

Non parliamo, poi, di Hiroshi Aoyama, che con l’ufficiale HRC ha preso pesantemente paga (e sei secondi) da Danilo Petrucci, che è un bel pilota ma guida una Ducati GP14, e non l’ultima evoluzione dello scorso anno, la GP14.2. A proposito: visto che “il nostro” sta dimostrando sul campo un valore quantomeno pari al suo compagno di squadra Yonny Hernandez, non sarebbe il caso di dargli anche a lui una “vecchia di quelle buone”?

Danilo Petrucci - Pramac Ducati GP14

Danilo Petrucci – Pramac Ducati GP14

Tornando a Marquez, non sono per niente daccordo con chi ha detto/scritto che ha vinto facilmente. Io, invece, ho avuto la netta impressione che non si sia trattato di una passeggiata. Specie quando era dietro Andrea Dovizioso, Marc Marquez non riusciva a tenere agevolmente il ritmo nella parte del misto scorrevole del tracciato di Austin, e riusciva giusto a tenere la scia nella parte veloce. Per passare, il campione del mondo ha dovuto affondare il colpo nel momento di maggiore difficoltà del pilota della Desmosedici GP15, ovvero la staccata.

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Desmodovi, infatti, non è ancora al meglio in quello che è il suo tradizionale punto di forza, e la cosa si sapeva fin troppo bene. La nuova Ducati è giovanissima, ed ha molti punti da sviluppare per arrivare alla piena competitività. Ma se si considera che in percorrenza di curva e in allungo è già a livello delle migliori, se non superiore, è bene vedere questo ottimo risultato individuale e di squadra come il bicchiere pieno a tre quarti.

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E l’immagine dell’espressione soddisfatta di Gigi Dall’Igna, nel guardare dai monitor del box il duello vincente tra Dovizioso e Valentino Rossi, è sicuramente emblematica. Anche nel box Yamaha, il bicchiere ha il contenuto adeguato ad un brindisi. La pista di Austin è sempre stata ostica, per la M1 ed i suoi piloti; infatti per Rossi si è trattata della peggiore prestazione nella stagione 2014 (a parte il ritiro ad Aragon).

Valentino Rossi - Yamaha M1

Valentino Rossi – Yamaha M1

Non che tutto sia filato liscio per il campione di Tavullia, ma quantomeno ha avuto modo di tenersi stretto il podio e la prima posizione in classifica. Jorge Lorenzo, invece, ha subìto la pista, ma ha potuto gestire la gara per mantenere un buon ritmo fino alla fine, quando ha potuto giocare le sue carte contro un Andrea Iannone sempre più consistente.

Anche nella Moto2 non mancano le soddisfazioni per gli italiani. La SpeedUp di Luca Boscoscuro, con il suo telaio SF15 100% Made in Italy ha colto, finalmente, la soddisfazione della vittoria con Sam Lowes.

Sam Lowes - SpeedUp

Sam Lowes – SpeedUp

Un risultato che era nell’aria da tempo, suffragato dagli eccellenti tempi nei test invernali e dal debutto stagionale di Losail, concluso anzitempo con la caduta del pilota inglese mentre era saldamente in testa alla gara.

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Ma è da salutare anche con soddisfazione il quinto posto di Franco Morbidelli, che ha lottato per tutta la gara con il campione del mondo in carica Tito Rabat.

Franco Morbidelli - Team Italitrans

Franco Morbidelli – Team Italitrans

Manca ancora poco, per lui e per il team Italtrans, per arrivare in cima alla salita: due/tre decimi al giro; quelli più difficili da tirar fuori, ma sarebbe un grave delitto se non facessero tutto il possibile per spremerli da quello che hanno, e se possibile anche da quello che manca ed è necessario trovare.

In Moto3, il larghissimo tracciato di Austin ha regalato un’epilogo raro, per questa combattutissima classe.

Denny Kent guida il gruppo

Denny Kent guida il gruppo

Danny Kent, con la sua elegante Honda in livrea verde acqua e nera, ha vinto con un sensibile distacco sugli inseguitori, e va a guidare la classifica con otto punti di vantaggio su Enea Bastianini, giunto quarto alla fine di una volata che lo ha visto soccombere contro il giovanissimo talento francese Fabio Quartararo e contro il compagno di team del vincitore, il veterano Efrem Vasquez.

Enea Bastianini - Gresini Racing Team

Enea Bastianini – Gresini Racing Team

Al nostro portacolori manca sempre il guizzo finale, necessario a svettare in questa categoria, ma per il resto la sua classe è cristallina, quindi è lecito attendersi grandi cose da lui, fin dalla prossima gara di Termas de Rio Hondo, in Argentina, il prossimo weekend.