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Posted by on Set 29, 2014 in MOTO |

MOTOGP. ARAGON: STRANGE DAY.

Era il 1982, ed i Cure raccontavano un lungo incubo, mortale ed oppressivo con le note cupe e malinconiche di “a strange day”. Altrettanto strani erano i giorni di fine millennio raccontati da Kathryn Bigelow, e tra notti insonni e realtà virtuale incollavano lo spettatore al ritmo incalzante e veloce delle sue visioni. “A strange day”, avranno pensato gli spettatori anglosassoni e gli appassionati di moto e di rock e/o cinema, pensando alla folle girandola di eventi che ha offerto il Gran Premio di Aragon, 14esimo appuntamento di un Motomondiale dato, forse, troppo presto per archiviato.

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Su una strana pista, bella e tecnica, e con uno strano tempo, lattiginoso ed incerto, si sono aperte le danze con un pimpante Andrea Iannone, pronto ad approfittare di un momento di incertezza del campione del mondo per sfidarlo a singolar tenzone ed a regalare ai suoi tifosi ed ai ducatisti la soddisfazione di guidare la gara. Un emozione breve, esauritasi con il ritorno di Marc Marquez e di Jorge Lorenzo e, dopo poco, con la sua rovinosa caduta, causata da uno “sbacchettamento” ingovernabile della Desmosedici ufficiale del team Pramac. Giusto il tempo di digerire la delusione, che arriva l’altra mazzata per i colori italiani. Valentino Rossi, in pieno recupero dopo una partenza prudente, stacca dove non è possibile staccare e tira lungo, giusto alle spalle del suo rivale diretto Pedrosa. La botta è di quelle da brivido, e vedere il campione di Tavullia che, dolorante, viene portato via in barella mentre si tiene il braccio, rimanda ai brutti momenti del Mugello 2010. Dopo il ricovero in Clinica Mobile e la successiva TAC, vengono fortunatamente scongiurati i cattivi timori. Rossi ha subito un lieve trauma cranico ed una serie di ferite superficiali, ma niente di grave, così come lui stesso, dal suo profilo Facebook, comunica: “Ragazzi sto bene, tutto OK! (A parte il mal di testa)”.

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Le speranze italiane erano rimaste nelle sapienti mani di Andrea Dovizioso, finché anche lui segue le sorti dei connazionali rotolando nella via di fuga. Un grave errore di valutazione, quello del ducatista, che probabilmente voleva arrivare a finire la gara con gomme slick mentre il circuito si stava via via trasformando in una lunga e tortuosa saponetta. Una folle idea, un azzardo che stupisce sia stato perseguito da uno dei piloti più razionali e consistenti del mondiale. Ma, si sa, il gioco d’azzardo è una malattia, e in questo caso probabilmente contagiosa. Un contagio che ha colpito, primi fra tutti, i due piloti della Honda. Marquez, che con un po’ di punti poteva preparare la cerimonia di incoronazione già dalla prossima gara di Motegi, si lascia irretire dalla sua irresistibile fame di vittoria, e porta con se un Dani Pedrosa che, in terra spagnola, vorrebbe dimostrare al suo compagno di squadra di saper giocare anche lui, con la sua moto, a chi scivola meglio senza cadere.

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Ma giocare a “chi rimane in piedi” non è l’opzione più saggia in quelle condizioni, e Pedrosa vola a terra in staccata, dilapidando il bottino di punti che gli consentivano un buon margine da Rossi per la lotta al secondo posto nel mondiale. Marquez, trovatosi solo, sapeva che fermandosi avrebbe lasciato la vittoria a Lorenzo, fermatosi per tempo al cambio moto, così prova a pattinare tra le larghe curve e gli stretti tornanti del circuito di Aragon. Ed anche questa volta, la sua presunzione non gli regala di meglio che una scivolata ad una manciata di chilometri dalla fine. Vince, così, Jorge Lorenzo, che saluta il suo primo successo stagionale dopo un weekend travagliato, che sembrava averlo riportato ai momenti peggiori di questa sua strana stagione.

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Eppure, probabilmente, anche lui ha giocato d’azzardo, scegliendo gomme con mescola morbida, buone per giocarsela con Marquez nella prima parte di gara ma, probabilmente, poco adatte a rimanere in testa fino alla fine. La pioggia ha tolto ogni dubbio, e Lorenzo ha trovato il momento giusto per rientrare e, quindi, di rimanere costantemente nelle migliori condizioni per vincere. Merito, però , anche della Yamaha, che è riuscita a ridurre notevolmente il gap di prestazioni con le “astronavi” dell’HRC, così come aveva rivelato Valentino Rossi dopo la sua vittoria a Misano. Con la sua vittoria, Jorge Lorenzo entra di diritto tra i pretendenti alla posizione d’onore del mondiale, a quindici punti da Pedrosa ed a dodici da Rossi. Insieme a lui, sul podio, Aleix Esparagaro e Cal Crutchlow, che sfatano la loro fama di “piloti dalla vena chiusa” con una prestazione ragionata ed efficace. Bella soddisfazione per l’inglese della Ducati, che da “separato in casa” riesce a mettere insieme la migliore prestazione sulla Desmosedici, a completamento di un weekend da incorniciare. Unico italiano a tagliare il traguardo è stato Danilo Petrucci, che con l’undicesimo posto porta a casa qualche punto iridato prezioso per lui e per il team ApriliaIoda.

Per gli italiani, invece, le migliori soddisfazioni di giornata arrivano dalla Moto2 e dalla Moto3.

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Nella classe dei prototipi motorizzati Honda CBR 600 si è vista la conferma del talento di Franco Morbidelli, veloce in prova e consistente in gara. Il giovane pilota del team Italtrans è stato tra gli animatori del bel duello per il secondo posto, e dopo qualche giro “di riflessione” ha saputo rientrare nella bagarre per riprendersi la migliore posizione possibile, ovvero il quinto posto. A vincere è stato Maverick Vinales, che ha dominato fin dalle prime battute ed e riuscito ad andare in fuga sin dai primi giri, complice la furiosa battaglia di incroci di traiettorie e “carenate” alle sue spalle, che gli hanno regalato un cospicuo margine da amministrare. Bel secondo posto del capoclassifica Tito Rabat, che rifila ulteriore distacco al suo rivale per il titolo, Kallio, sovrastandolo per grinta e velocità.

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In Moto3, Romano Fenati sembra essersi svegliato dopo un lungo letargo, ed è riuscito ad arpionare una grande vittoria dopo essere partito dalla 14esima piazza. Il pilota del team VR46 porta, così, a quattro le sue vittorie stagionali, lasciandosi aperta le possibilità di giocarsi il podio finale. Cosa resa possibile anche per la caduta di Jack Miller, avvenuta durante un sorpasso al rivale Alex Marquez. Una manovra che, giustamente, i commissari di gara hanno giudicato “contatto di gara”, ma che comunque è stata molto al limite. Secondo me, comunque, giocarsi la gara e la testa del mondiale nel tentativo di sorpassare all’esterno, su asfalto umido, non è certo un segnale di maturità, e neanche il miglior biglietto da visita per fare il salto diretto in MotoGP. A giovarsene è lo stesso Marquez, arrivato secondo, che quindi diventa leader del campionato con sette punti di vantaggio sull’australiano della KTM.

Walter Veltri