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Posted by on Giu 18, 2014 in MOTO |

MOTOGP A BARCELLONA. EMOZIONI MONDIALI.

I Mondiali di calcio in Brasile, si sa, sono una scomodissima concomitanza con qualsiasi altro evento, sportivo e non solo. Il mondo si ferma, si spostano palinsesti e festival, matrimoni e decisioni politiche. Il Circus della MotoGP, invece, tiene duro. Il clan di Carmelo Ezpeleta e tutti coloro che vivono nello sfavillante mondo dello sport motoristico a due ruote più amato e desiderato, sanno di avere, nel risvolto della manica, un discreto numero di assi da giocarsi nei momenti più opportuni. Sul Catalunya Circuit di Barcellona sono state giocati una bella serie di presupposti che, nelle gare di domenica, si sono concretizzati in tre gare di massimo livello, con alcuni preziosi momenti da cineteca. Nella top class, Marc Marquez arriva con la condizione psicologica del dominatore assoluto ed incontrastato, sospinto da una inconfessata ma evidente idea meravigliosa: battere il record di vittorie in una stagione e, se possibile, vincerle tutte.

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Valentino Rossi, risorto dalle rosse ceneri di Borgo Panigale, vuole suggellare con una vittoria il suo ritorno nel club degli extraterrestri delle piste, confermandosi il più forte di quelli che non si chiamano Marquez e non guidano una Honda RC214V HRC. Dani Pedrosa ha necessità assoluta di dimostrare, a tutti ma principalmente a se stesso, che il suo magnifico stile di guida e la sua professionalità sono ancora intatte, insieme alla prova che i problemi al braccio, dopo il breve ma intenso periodo di cure dopo la sua pessima gara del Mugello, erano il principale motivo del suo scarso rendimento. Jorge Lorenzo, ritrovata la classe cristallina e il furore agonistico sulla pista toscana, desidera riprendersi lo scettro di pilota più forte e unico contendente del folletto di Cervera. L’eventualità di uno scroscio di pioggia nel corso della gara ha anche aggiunto la variabile “thrilling” del cambio moto.

Allo spegnersi del semaforo rosso, Lorenzo prova a cucinare la sua ricetta preferita, cercando la fuga dalla prima curva. Questa volta, però, non è un alfiere di casa Honda a inseguirlo, bensì il suo sempre più scomodo compagno di squadra. Rossi salta le moto partite davanti a lui come birilli, e in poche pieghe è già incollato al codino della M1 di Lorenzo. Dopo un paio di giri a fiutare la preda, Rossi sferra la stoccata vincente e inizia una serie di giri velocissimi e regolari, mettendo un minimo di distacco dagli inseguitori.

A tal proposito, apro una doverosa parentesi. Lo scorso anno qualche “rumoroso” detrattore definiva Rossi un pilota da pensionare, incapace di avvicinarsi ai primi della classe. Il suo problema principale era che nei primi giri di gara perdeva decine di secondi da Lorenzo, Marquez e Pedrosa, capaci di spingere al massimo fin dalla partenza. Dopo un anno di lavoro, cambiando la propria guida ed anche prendendo dolorose decisioni riguardo al suo gruppo nei box, il campione italiano ha letteralmente capovolto gli eventi.

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Nella prima metà di gara, il suo distacco è garantito anche dalle continue schermaglie tra Marquez, Lorenzo e Pedrosa. Proprio quest’ultimo è l’invitato che non t’aspetti: veloce e concreto come nei tempi migliori, ed anche straordinariamente combattivo. Per contro, Marquez appare un po’ “impiccato” nell’inseguimento ad una Yamaha molto efficace su questa pista, anche in accelerazione. Come abbiamo già visto in altre occasioni, Marquez commette una serie di errori che, per altri, sarebbero stati fatali o, quantomeno, ne avrebbero compromesso la prestazione; invece, il campione del mondo riesce a riprendere il massimo ritmo come se niente fosse. Nella seconda parte di gara, i due piloti HRC si avvicinano alla M1 di testa. Da qui, abbiamo potuto godere di un duello mozzafiato tra tre campioni al meglio delle loro capacità, su un circuito molto tecnico come quello di Barcellona. I quattro piloti dimostrano, con staccate e traiettorie magistrali, la loro inesauribile sete di vittoria. Nel finale di gara, Lorenzo prova a rimanere nella zona podio ma è costretto a capitolare, accontentandosi di inseguire a vista. Rossi cede a Marquez, che lo infila con una staccata impossibile. E poi la volta di Pedrosa, capace di percorrere la serie di curve dopo il rettilineo di partenza ad una velocità incredibile. I due spagnoli della Honda ufficiale non si risparmiano complimenti fino all’ultimo giro, quando un ultimo, estremo, tentativo di attacco di Pedrosa finisce con un lieve tamponamento a Marquez. Il campione del mondo pare non avvedersene e si invola a ricevere la bandiera a scacchi. Pedrosa si salva da una clamorosa caduta ma è costretto ad allargare la traiettoria, lasciando campo libero a Rossi, che prende il secondo gradino del podio e consolida il secondo posto in campionato. A Pedrosa rimane il terzo posto, ma anche una prestazione maiuscola, costruita con la classe ed il cuore. Alla fine, il suo sorriso nel parco chiuso testimoniano il suo valore più della coppa e lo champagne.

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In Moto2, Rabat vince d’autorità e consolida il suo status di maggior pretendente al titolo. Il miglior spettacolo, però, è stato offerto dal gruppo dei contendenti per il gradino più basso del podio, che si sono sfidati senza tregua a suon di traversi e di sorpassi. Dietro il velocissimo Vinales, secondo, riesce a spuntarla l’ottimo Zarco, che porta al podio la debuttante Caterham-Suter. Buona prestazione di Pasini, sesto, mentre purtroppo il suo compagno di squadra Corsi non conclude la gara a causa di una caduta al primo giro.

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La Moto3 ha, ancora una volta, offerto emozioni a getto continuo, ma ha anche contribuito a rafforzare il carnet di record di Marquez, anzi dei Marquez. Con la bella vittoria di Alex, si è assistito alla prima volta in cui due fratelli hanno conquistato due nello stesso weekend di gare. Inoltre, la cavalcata solitaria del fratello del fenomeno della MotoGP ha regalato la prima vittoria alla Honda. Una vittoria fortemente voluta dalla HRC, che in questa stagione si giocano l’onore perduto per le pessime prestazioni della Honda nel 2013. Romano Fenati ha corso una gara molto tattica, cercando di rischiare il meno possibile ma cercando di finire davanti a Miller. Invece, in un finale a colpi di carena, Fenati perde il contatto per il podio e finisce quinto, appena dietro al pilota australiano.

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La presenza dei team sul circuito di Barcellona è proseguita anche nei giorni successivi alla gara, per una serie di test programmati. Neanche a dirlo, il più veloce si è confermato Marquez, che insieme a Pedrosa hanno collaudato delle nuove mappature elettroniche. Più lente le Yamaha, che avevano comunque più materiale da testare. Per Ducati solo un affinamento sulle moto standard, mentre è toccato a Pirro il compito di lavorare sulla Desmosedici laboratorio con prove di parti e configurazioni in funzione della nuova moto per il 2015. Lo stesso si può dire della Suzuki, in pista con De Puniet, maggiormente concentrata sulla gestione elettronica che non sulla meccanica e la ciclistica, ma principalmente sempre bisognosa di acquisire dati sulle piste e sulle prestazioni dei futuri avversari.

Walter Veltri

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