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Posted by on Mag 22, 2017 in MOTO |

MOTOGP. VALENTINO ROSSI A LE MANS: E SE NON CI AVESSE PROVATO?

La caduta di Rossi a Le Mans è stata come prendere un bel cono in una famosa gelateria, sentirne l’odore, l’aroma. Toccare con la punta della lingua l’intersezione dei due gusti, assaporarne l’abbinamento prima di iniziare l’opera di sapiente cesello. Ma proprio in quel momento, arriva il bambino sfuggito alle grinfie della mamma, che ti urta senza grazia il gomito e ti fa cadere il prezioso gelato. Proprio sulla maglietta nuova, sui pantaloni chiari e sulle scarpe bianche. Di cotone.

Inutile essere ipocriti, o fingere distacco ed egual giubilo per la vittoria di Maverick Vinales ed il secondo posto di Johann Zarco. No, nessuno mi paga per esternare distacco olimpico, ed il seguire con passione le imprese del Valentino nazionale fin dagli esordi in 125 no mi permette inutili finzioni. Si, sono deluso, profondamente deluso ed anche un po’ incazzato.
Vederlo stendersi alla fine di una grande gara, dove prevalentemente le ha date (avendole prese solo per suoi errori) mi ha fatto dire uno dei milioni di “ma noooo…”. Ed è normale.

A caldo, la rabbia va a toccare il lato razionale; quello che si è abituato da tempo ad uno status quo. A quel lato che, nonostante il tifo, ti suggerisce che “i mondiali si vincono con i piazzamenti”. Che il secondo posto con Marc Marquez a zero punti era un buon risultato, che lo avrebbe tenuto vicinissimo in classifica all’arrembante compagno di squadra. E poi lo scorno della sconfitta sul campo, proprio alle spalle di quel Vinales che, ora, appare imbattibile ed imprendibile.
Però, a pensarci poi, a mente fredda, proprio questo dato mi lascia pensare, e mi suggerisce che Valentino Rossi doveva provarsi. Assolutamente.


Sulla pista di Le Mans, Rossi aveva ritrovato quel feeling cercato e mai ottenuto del tutto dall’inizio del campionato. Secondo al via con una pole sfuggita per un soffio, il campione di Tavullia è partito alle spalle di Vinales e Zarco ed ha tenuto il passo. Liberatosi del francese, nel finale ha attaccato la Yamaha M1 numero 25 con successo, nella stessa curva dove aveva avuto ragione della Yamaha francese. Un settore, il quarto, dove Rossi ha fatto segnare il miglior passaggio fin dalle prove, e quindi dove si sentiva particolarmente sicuro. Il tempo di assaporare la testa della gara è durato fino al lungo che ha permesso il risorpasso di Vinales. Anche questo, per chi conosce la carriera di Rossi, non è un fatto inedito. Anzi è, purtroppo, capitato di frequente.


Rientrato alle spalle del compagno, la logica, la razionalità e, diciamolo, l’esperienza del campione avrebbe suggerito di rimanere in scia e portarsi a casa i 20 punti. Ma qui parliamo di Valentino Rossi. Parliamo di un campione che, quando si sente in grado di vincere, non molla ed attacca fino all’ultimo millimetro dall’arrivo. Parliamo de Rossi di Welkom contro Biaggi, di Jerez contro Gibernau e Lorenzo, di Assen contro Marquez. Parliamo del pilota che proprio con la sua tenacia ha più volte vinto gare già perse, lasciando il segno (anche e soprattutto psicologico) sui suoi avversari.

L’ultima curva di Le Mans era l’occasione buona per regolare il conto con Vinales, fargli capire che è battibile “sul campo” e per tenersi quella vetta della classifica quanto mai preziosa, con la Honda numero 93 impolverata e ferma ai box.
Purtroppo, è andata male. Ma se fosse andata bene?
Pensa se non ci avessi provato”, recita il titolo della sua autobiografia. Ecco, la risposta sta tutta qui.

Walter Veltri