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Posted by on Dic 7, 2015 in MOTO |

POLINI CUP 2015. IL CICLONE ROCCO RUSSO SI ABBATTE SUL TROFEO SCOOTER.

Si sa che lo scooter è il punto di partenza per chi si avvicina alle due ruote, ma può anche essere un mezzo per chi vuole cominciare una carriera motociclistica. Per un calabrese come Rocco Russo, questa è praticamente una scelta obbligata, visto che le uniche piste disponibili sono i kartodromi. Ed è così che questo pilota reggino ha cominciato la sua avventura, con risultati sorprendenti. Rocco Russo è giovane ma non un ragazzino, eppure la sua passione motociclistica è palpabile.

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Vero. Le moto sono sempre state la mia più grande passione. Mio padre è un motociclista, e mi ha trasmesso questo amore per le due ruote ed i motori fin da piccolo.

Quando ha deciso di correre in pista?
Sono salito per la prima volta su uno scooter competizione l’anno scorso. Dopo avermi visto girare a Lamezia Terme, il team CM Motorsport di Cosenza mi ha voluto per correre la gara finale della Polini Cup a Modena.
E quindi parliamo di una pista vera, non di un kartodromo.
Infatti. Eppure mi sono adattato velocemente e sono andato subito forte, fin dalle prove, dove sono passato da centro classifica del primo turno al terzo tempo nella seconda sessione. Immagina la scena: piloti e team che guardavano i tempi in bacheca e si chiedevano, Russo? Ma chi è questo Rocco Russo? In gara, poi, sono arrivato secondo nella prima gara ed ho vinto la seconda.

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Alla faccia del novellino!
Infatti, questo debutto ha fatto si che arrivassero subito proposte per correre l’intera stagione successiva. Entrai quindi nel Dida Team di Alessio Anselmo, di Firenze, con un Piaggio Zip motorizzato TRT 2Fast di Massimo Tedeschi. Mi fecero fare un test a Latina ed andò bene, quindi arrivò l’accordo per disputare la stagione con loro.
Una grande soddisfazione, ovviamente, partire da “rookie” supportato direttamente da un team professionale.
Certo, ma bisogna anche dire che non ho deluso le loro attese. Nella prima gara, a Latina, ho fatto subito il miglior tempo in prova, ed in gara sono riuscito a vincere.
Un esordio da incorniciare.
Si. E’ stata una gara bella e combattuta. Sono partito forte e ho fatto il ritmo. Poi, mi ha raggiunto Conforti, con cui abbiamo messo in scena un bel duello.

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Guido Conforti sembrava il tuo principale avversario, nelle prime gare.

Con Guido ci siamo costantemente battuti per la vittoria fino al terzo appuntamento della stagione. Il secondo round a Ottobiano è stato bellissimo. Sono partito primo in gara 1 e sono riuscito ad avere la meglio su Conforti dopo un lungo duello, molto divertente.

Anche per chi lo vedeva da fuori: grande spettacolo!
Ce le siamo date anche in gara 2, ma ero riuscito a prendere un po’ di margine, mentre lui era finito un po’ indietro. Purtroppo sono scivolato proprio all’ultimo giro, chiudendo decimo. Ma era lo scotto che dovevo pagare per l’inesperienza. E difficile gestire mentalmente la gara, mantenere la concentrazione fino alla fine.

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Ed arriviamo al terzo appuntamento. Pomposa.
E sulla gara di Pomposa stendiamo un velo pietoso… Proprio mentre ero lanciatissimo, ho totalizzato un doppio zero che, alla fine, ha condizionato l’esito finale. In particolare, perché proprio a Pomposa, invece, è venuto fuori Beghelli. Sulla sua pista di casa ha fatto una doppietta, prendendo 50 punti. Nelle gare precedenti si era classificato nella parte alta della classifica, ma piuttosto lontano dalla testa della gara. Si può dire che, alla fine, ha vinto anche per quei punti decisivi che ha preso ad Ottobiano in gara due, a causa del mio errore.
Quindi, da Pomposa in poi, Beghelli è diventato il tuo avversario di riferimento.

Si. A Castelletto di Brannuzzo ci siamo divisi la posta. In gara uno ero partito ancora benissimo, dalla seconda posizione. Avevo preso ben 5 secondi di margine, poi, a causa di un’errata scelta della pressione, le gomme sono salite troppo di temperatura e sono scivolato, regalandogli la vittoria.
In gara due abbiamo sistemato le cose ed ho vinto. Beghelli ha provato a riprendermi, ma non è riuscito a superarmi. E’ anche caduto cercando di tenere il mio ritmo, chiudendo terzo.

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A Viterbo si giocava la carta decisiva.
Viterbo era l’occasione che mi avrebbe consentito di riallacciarmi in testa alla classifica di campionato; lì sono arrivato che ero terzo in classifica. Sabato pioggia fortissima, però domenica abbiamo fatto ottimi tempi, nonostante fosse la prima volta che giravamo su quella pista.
Parto secondo dalla griglia di partenza. In gara 1 arrivo secondo. Ero partito bene ma ho fatto un errore che mi ha ricacciato quinto, però sono riuscito a recuperare e finire giusto davanti a Beghelli. In gara due, invece, sono scivolato a due giri dalla fine mentre ero secondo. Purtroppo ho chiuso molto dietro, mentre Beghelli è andato ancora a podio.

Alla fine, a Cervesina, hai comunque chiuso in bellezza.
Una doppietta. Vittoria netta in entrambe le gare. Beghelli, però, con il suo secondo posto aveva già portato a casa il titolo alla fine di gara 1. Gara due non l’ha finita. In campionato, sono arrivato secondo a soli tre punti dal vincitore.

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Che per un debuttante non si può certo dire che sia cosa da poco. Alla fine, a mente fredda, è maggiore la soddisfazione per l’ottimo risultato complessivo o il rammarico per non aver vinto?

La soddisfazione è tanta. Io sono arrivato a correre in mezzo a piloti che corrono da tempo, preparati e con una certa esperienza. Io sono piombato tra loro come un “oggetto sconosciuto”, e ho sconvolto un po’ l’ambiente. Eppure, ero sono salito per la prima volta su uno scooter competizione nel febbraio 2014.  A marzo ho avuto un problema alla spalla ed ho dovuto fermarmi, tornando poi in sella a maggio.

A questo punto, immagino che sia tanta la voglia di far scrivere il nome Rocco Russo su un trofeo, già meritato al debutto.

Si, la voglia è tanta, e non nego che ci sarebbero ottimi presupposti per far bene. Per vari motivi ma di comune accordo, non sono più legato al Dida Team per il 2016, ma l’aver disputato un campionato a questi livelli mi ha aperto molte porte, per cui ho la possibilità di vagliare più proposte, alcune delle quali molto, molto interessanti.

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Proposte che potrebbero portarti anche a salire di categoria?

Si. Il livello della Polini Cup è molto alto, ed molti team in campo sono davvero professionali. Ma il riscontro positivo è venuto anche dagli organizzatori, che sono rimasti molto colpiti dalle mie prestazioni. D’altro canto, disputare questo campionato mi è costato notevoli sforzi. Il weekend di gara è di due giorni, sabato e domenica, e le gare si disputano tutte al centro ed al nord Italia.
Partendo da Reggio Calabria, essere pronti e disponibili a gareggiare richiede grandi sacrifici.

Davvero dura…

Staccare dal lavoro alle 19 di venerdì e buttarsi a capofitto nella preparazione della trasferta ed in lunghi viaggi per raggiungere i circuiti è sicuramente l’aspetto più complesso ed impegnativo. Al momento, quindi, non ho ancora dato nessuna risposta e sto cercando di valutare se sia possibile farlo, possibilmente con qualche “aiuto” che mi alleggerisca del carico di impegno aggiuntivo che devo sostenere, da calabrese, rispetto alla stragrande maggioranza degli altri piloti, che risiedono prevalentemente in zone relativamente vicine ai circuiti. Insomma, per tornare anche per l’anno prossimo, e con legittime ambizioni di successo, dovrà veramente valerne la pena.

Magari, insieme a qualche azienda che voglia approfittare di una bella vetrina per farsi conoscere in un ambiente ricettivo ed appassionato come quello delle gare nazionali.

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E’ pur vero che il Polini non è l’unico campionato, e che altri prevedono gare che si svolgono anche su circuiti più vicini, anche con Trofei Sud. Ma il Polini è proprio un altro livello…
Beh, la Polini Cup non è un campionato monomarca. E’ un campionato Open in cui si sfidano motoristicamente tutte le aziende ed i principali team e preparatori, quindi oltre ai Polini corrono i motori 2Fast, i Malossi, gli Stage6. L’organizzazione è professionale e collaudatissima, tutto sotto l’egida della Federazione Motociclistica Italiana. Commissari e direttori sono molto attenti a che le gare avvengano nel pieno rispetto delle regole, ed è tangibile la particolare attenzione legata alla sicurezza, che per un pilota è un aspetto primario per poter correre al meglio delle proprie possibilità.

Con tanti piloti e team in gioco, l’ambiente è molto “caldo”?
E’ ovvio che quando si abbassa la visiera e si accende il verde allo start la voglia di prevalere, sia dei piloti che dei team, è altissima, e non si lascia nulla al caso. Eppure, a motori spenti, l’ambiente è cordiale e rilassato, e prevale sempre il rispetto reciproco. Quanto e, se possibile, più di competizioni più prestigiose. Questo lo si deve anche alla particolare attenzione posta dall’organizzazione di Denis Polini, che ha in Fabio Perfetti un vero garante della perfetta riuscita delle manifestazioni.

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Certo, un campionato italiano che si corre tutto al centro nord ha un evidente limite. Anche perché al sud non è che manchino del tutto circuiti di buon livello. Penso ad alcune ottime piste siciliane ed anche alla pista dei “Due Mari” di Lamezia Terme.
Certo, ma queste sono le scelte dell’organizzazione, sicuramente legate a vari fattori, non solo logistici. Gli interessi principali girano lì, e convincere le varie aziende coinvolte ad allargare il loro orizzonte richiederebbe uno sforzo organizzativo e professionale che, ora come ora, è presente solo al centro-nord. Di conseguenza, anche i piloti sono tutti del nord. Eppure, storicamente, la Calabria ha espresso alcuni ottimi talenti, che si sono distinti ed hanno ottenuto eccellenti risultati. Penso ad Alessandro Blando, che corre con successo nel campionato Stage6 (n.g. Ha disputato la stagione 2015 come tester del reparto R&D) e che è stato anche Campione del Mondo scooter, nel 2006, ma anche a Rocco Ripepi, anche lui mondiale, e che nella sua lunga carriera ha vinto in tutti i principali trofei scooter.
Il fatto che ci siamo grandi talenti calabresi che riescono a distinguersi in un mondo “lontano” come quello delle gare in circuito conferma che la passione è il motore più potente...
Certo. Io sono motociclista, e l’emozione di guidare è sempre tanta. Anche con la mia moto, in strada, ci provo gusto, ma i pericoli e le terribili condizioni delle nostre strade non consentono di goderne a pieno. Invece, correre davvero, con gli scooter preparati, che in realtà sono veri mezzi da competizione, è molto più gratificante e divertente. Certo, passeggiare in moto è bello, e per uno che è davvero appassionato il solo accendere la moto, salirci sopra e sentirla vibrare ai tuoi comandi è adrenalinico, ma buttarsi in pista insieme ad altri “indemoniati” dando il massimo, specie se si corre per vincere, è un emozione indiscrivibile.

E lo è di sicuro anche per chi decide di venirci a vedere.

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