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Posted by on Feb 5, 2013 in MOTO | 2 comments

UNO SGUARDO SUL PRODOTTO APRILIA

A pensarci bene, fare moto è un lavoraccio. Ore, giorni, mesi, anni di progettazione, collaudi, riunioni, sondaggi, e credi di aver fatto tutto bene. A volte succede, ma a volte no. A volte il successo è superiore alle attese, a volte si prendono cantonate pazzesche.

aprilia_rsv4_immoto

Assodato che la perfezione non esiste, il problema più grosso è quello di star dietro alle paturnie, più o meno giustificate, della clientela. Infatti, il punto fermo è un dato incontrovertibile: qualsiasi follia o idiozia sia nella testa del cliente, costui ha sempre e comunque ragione. La casa di Noale è una delle teste di ponte del Gruppo Piaggio. Pur operando in apparente autonomia, ha sicuramente vincoli di bilancio e, probabilmente, di strategie di mercato. Quello che si percepisce, comunque, è che Aprilia sia il marchio sportivo del gruppo. Se la cosa appare, di primo acchito, ovvia, in ragione dell’impegno profuso nel Motomondiale e nella Superbike e, nel passato, anche nel fuoristrada, bisogna considerare che questa scelta ha, di fatto, “sacrificato” (ad oggi) ad altri ruoli marchi come Moto Guzzi e Gilera, che avevano un blasone sportivo radicato in decenni di vittorie e produzioni innovative. La scelta della Piaggio, comunque, è legata ad un richiamo diretto, probabilmente fatto nella convizione che il cliente, tendenzialmente giovane o “giovanile”, ha un ritorno emotivo maggiore per le vittorie di Biaggi, Rossi, Lorenzo e Simoncelli che non per quelle di Omobono Tenni o di Geoff Duke. Di conseguenza, la gamma moto di Aprilia è prevalentemente improntata a veicoli d’indone sportiva; un dato presente fin dalle piccole cilindrate.

BUONO

Le “piccole”

Dalla 50 alla 125, stradali e offroad, si tratta di moto dal forte fascino sportivo e dalla ottima realizzazione telaistica. I motori sono adatti a queste tipologie di moto, anche se non sono il meglio sul mercato.

La Tuono

Una moto estrema ma non impossibile. L’elettronica aiuta a rendere questo mostro di prestazioni adatto non solo ai migliori piloti. Si tratta di una RSV4 spogliata, ma riesce a sfoderare un identità autonoma, con un design molto più equilibrato rispetto alla precedente serie bicilindrica.

RSV4

Poco da dire. Meravigliosa in ogni aspetto.

Dorsoduro

La 750 è la moto più venduta della gamma. Un design riuscito ed una scommessa su una tipologia di nicchia che, a conti fatti, ha pagato.

Immagine sportiva del Brand

La Piaggio ha lasciato la squadra corse ed il reparto R&D al suo posto. Le Aprilia da corsa, quindi, rimangono uno dei pochi casi in cui viene venduto il pacchetto completo per correre in pista al meglio. La ART è stato un investimento che si ripagherà con una quantità di moto e di assistenze per un numero crescente di team che vorranno entrare in MotoGP dalla “porta di servizio”, ovvero la CRT e la future Production. Quindi, all’immagine vincente può unire un attivo di bilancio, come accadeva con le “monopolistiche” 125 e 250. E non è poco…

NOBUONO

Mancanza di lungimiranza

La crisi delle vendite ha acceso i cervelli e gli investimenti su nuove fasce di mercato. Una scommessa che la Honda e la KTM hanno vinto con le rispettive NC700 e Duke (nello specifico, la 200 e la 390). In particolare, fa specie che sia stata proprio la casa austriaca a puntare su una cilindrata “medio-piccola” con un modello di basso costo ma dai buoni contenuti. Secondo me, Aprilia aveva tutto per farlo prima, e forse meglio. Del resto, il gruppo Piaggio è presente sul mercato asiatico da tempo immemore; è strano che non siano riusciti a capire che anche nel “far east” ci sia una domanda in evoluzione. E che in Italia, se ben “piazzata”, una 400 mono o bicilindrica ben fatta poteva sfondare.

Mana 850

L’idea non è male, ed è arrivata prima di altre. Ma è difficile non considerare la Mana uno scooter “vestito” da moto. E’ vero che lo ha fatto anche la Honda con la Integra,  ma facendo il percorso inverso. E una moto “vestita” da scooter suona decisamente meglio…

Caponord 1200

La moto ha buone soluzioni tecniche ed elettroniche, e promette buone qualità ciclistiche e buon confort, ma secondo me non ha senso insistere con un “family feeling” che poco ha a che fare con una “pseudoendurona”. Inoltre, concettualmente è un clone della Multistrada senza, però, arrivare a sfiorarne i pregi. Sarebbe stato meglio partire dall’idea della vecchia Caponord 1000. Ma forse c’era da smaltire lo stock di Dorsoduro 1200 invendute.

Dorsoduro 1200

La 750, come dicevo, è piaciuta. Merito anche dell’equilibrio d’insieme. Questo non è stato confermato dalla 1200, che non è neanche un mostro di prestazioni come ci si potrebbe attendere da questa cilindrata. Infatti, per le strade è una vera mosca bianca.

Shiver 750

Nulla da dire sulla moto; purtroppo non è piaciuta. Tenerla uguale sul mercato per tanto tempo è come mettere sempre lo stesso pesce sul bancone: puzza, s’impolvera e fa scappare i clienti. Basti pensare che da quando è uscita, la Kawasaki ha cambiato tre volte la (ex) regina di vendite Z750.

Mancanza di una sport-touring

Forse scottati dall’insuccesso della Futura, hanno orrore a cimentarsi in questa tipologia di nicchia ma anche d’immagine. Però, se i competitor più importanti (e non solo, vedi Triumph) le hanno in gamma, bisogna rispondere, perchè il target non è di quelli maggiormente colpiti dalla crisi.

Mancanza di una enduro stradale media

Torno al concetto espresso all’inizio: se il mercato premia una tipologia, è un peccato mortale rimanere dietro. La Triumph ha allargato il portafogli proprio con la Tiger 800, pur non intaccando le vendite di GS 800, Transalp e V-Strom. Vuol dire che di acqua ce n’è ancora, per far girare il mulino. Lo ha capito, tardi, anche Ducati, che ha buttato dentro la Hyperstrada. Non sarebbe difficile: basterebbe una bella modifica alla Dorsoduro 750 (non come con la Caponord, però…); ma in questo mondo arrivare in “orario” è essenziale.

Rete di vendita, marketing e comunicazione

C’è davvero poco da dire. Se fai buone moto (anzi, in alcuni casi eccellenti) e non riesci a vendere, vuol dire che il pesce puzza dalla… coda. Forse è il caso di cambiare strategie di vendita e di comunicazione. E forse anche qualche dirigente pagato per scaldare la sedia.

Walter Veltri

2 Comments

  1. Ottimo articolo… il mondo Aprilia non ha più segreti!

    • Grazie! 😀