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Posted by on Ott 8, 2013 in MOTO |

VERSO IL RALLY DEL MAROCCO. INTERVISTA A GIADA BECCARI

Con l’arrivo dell’autunno, insieme alla caduta delle foglie e al definirsi delle stagioni motociclistiche iridate su pista ed in fuoristrada, si aprono gli ampi ed assolati scenari dei grandi raid. Gare che, in verità, si corrono durante tutto l’arco dell’anno e che si articolano in una Coppa del Mondo Rally Raid valido per auto, moto, camion e quad. Però, proprio le principali tappe africane sono da sempre l’ideale prova d’orchestra per gli equipaggi che parteciperanno alla Dakar, che tradizionalmente ha il suo avvio a fine d’anno. Il rally su cui si sono sempre concentrate le attenzioni dei principali team è il Rally dei Faraoni. Purtroppo quest’anno, a causa degli eventi socio-politici che stanno turbando l’Egitto, la tappa è stata cancellata, o meglio dire rinviata alla primavera del 2014, sempre che che in quel periodo ci siano le condizioni di sicurezza per poter disputare la gara. Quindi, l’unico evento realmente propedeutico alla Dakar è diventato il Rally del Marocco. Dopo il via di ieri, è da oggi che si inizia a fare sul serio, con la prima, durissima tappa “Nella sabbia di Cheggaga”. Saranno sei giorni di fuoco tra dune, percorsi tra montagne rocciose e letti di fiumi. Un viaggio massacrante per tutti gli equipaggi. Difficile per tutte le categorie, ma senza dubbio terribile per i motociclisti. Terribile ed affascinante, tanto da convincere una dolce ma agguerrita ragazza a incrociare la scia con i mostri sacri del motociclismo d’avventura.

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Ne abbiamo parlato con Giada Beccari poco prima della partenza. Esperta in telecomunicazioni ma anche giovane talento del motorally, Giada è l’unica motociclista donna in gara e corre con il team italiano di punta, l’ENI Freeracing. Hai voglia di ripeterti “Non essere retorico. Non essere retorico…”. E’ difficile. Perché se è vero che l’universo femminile si sta riempiendo di passioni e prerogative che avevano una chiara connotazione di genere, è anche facile cadere nella tentazione di chiamarle virago o amazzoni..

Giada, ma tu ti vedi più nel ruolo di virago o di amazzone?

Davvero, ne uno ne l’altro. E’ vero che ci son pochissime donne in questo ambiente, ma quando si indossa il casco e si accende il motore siamo tutti solamente esseri umani che cercano di esprimersi al meglio. Nessuna differenza.

Lo sport è da sempre nella tua vita. La tua carriera di pilota parte dalla passione per la guida in fuoristrada o dal tuo spirito competitivo?

Assolutamente dalla passione per la guida in fuoristrada e per i territori Africani, ma si unisce allo spirito competitivo verso me stessa: ovvero potermi dimostrare di farcela.

Fra pochi giorni il tuo sguardo accarezzerà il deserto, in questa straordinaria avventura del Rally del Marocco. Sei pronta?

(ride) Sulla carta è effettivamente tutto pronto. Con il team abbiamo fatto un’ottima preparazione e anche la moto è al meglio di quanto io potessi desiderare. Se mi chiedi se mi sento pronta io, credo che l’agitazione passerà solo all’inizio della prima speciale….

Il Marocco non è il tuo battesimo del deserto. Hai partecipato al Touareg Rallye con una moto poco più che standard. Hai partecipato anche ad una gara di Campionato del Mondo Rally, in Sardegna. Se nel primo caso prevale lo spirito d’avventura e il fascino dell’Africa, e nel secondo la competizione e la tecnica di guida, cosa credi che prevarrà, in Marocco?

Bella domanda. Qualsiasi gara in Africa ha un sapore del tutto diverso da quelle europee. C’è uno spirito di avventura che si respira in ogni chilometro, dettato dalle avverse condizioni climatiche del territorio. Però qui siamo al Campionato del Mondo Rally, e sicuramente la tecnica di guida, la costanza e la competizione la faranno da padrona. E’ il mix che attendevo.

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Corri con un team di prim’ordine. Sei una delle frecce all’arco dell’ENI Freeracing, sotto la guida di un “totem” del fuoristrada come Oscar Polli. E con una signora moto: una KTM con kit rally completo. Ce la descrivi?

La mia moto correrà nella categoria 450 cc, ma è una 400. Questo perché per caratteristiche del motore mi affatica di meno guidarla. Ha un serbatoio anteriore di 24 litri e uno posteriore di 5 per potermi garantire i 250 chilometri di autonomia che vengono richiesti. In terreni come la sabbia i consumi si alzano notevolmente, inoltre bisogna anche tenere in considerazione eventuali cadute con relative fuoriuscite di benzina o aumenti di chilometraggio derivanti da errori di navigazione. Anteriormente ha un traliccio con una carena che protegge la strumentazione: due ICO (contachilometri di precisione, regolabili) un ripetitore di CAP, il roadbook. Sul manubrio, invece, ho i dispositivi obbligatori come l’iritrack e il GPS. Un paramotore che contiene attrezzi e i 2 litri di acqua supplementare come da regolamento. Ovviamente le sospensioni sono state pensate per il mio peso leggero, ma per una moto molto carica…

Secondo me, siete una gran bella coppia.

Ti ringrazio!

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Spirito totalmente decoubertiano o ambizioni di classifica?

Credo che in una gara del genere l’importante più che partecipare sia arrivare in fondo concludendo al meglio. Sono competizioni molto lunghe (6 giorni) in cui pilota e mezzo vengono parecchio stressati. Se si riesce a rimanere concentrati, spingere nei momenti giusti, e non fare errori di navigazione la classifica eventualmente viene da se.

Quali sono le cose che ti fanno dire “ok, ci siamo” e quelle che ti lasciano ancora dubbi?

Caratterialmente è quasi impossibile che io mi senta davvero pronta per un qualcosa, soprattutto se si parla di questi altissimi livelli.. Però con Oscar abbiamo lavorato tanto e bene, già due giorni dopo il Tuareg a marzo siamo rimasti un’altra settimana in Tunisia per continuare dei training di navigazione. Penso che abbiamo fatto un ottimo percorso e non potrei avere un maestro migliore.

Avere il sostegno di un main sponsor come l’ENI, all’interno di un progetto della Federazione Motociclistica Italiana, potrebbe metterti sotto l’occhio di bue dei media. Hai il timore di essere rappresentata come fenomeno di costume, oppure ti rassicura il fatto che comunque sia, è un bene che se ne parli?

Un po’ è inevitabile che più di “cosa fai” o “come lo fai” faccia clamore il fatto che sei una donna. Però è anche vero che sono talmente appassionata, da sempre, del mondo dei grandi rally africani che guardavo alla TV, che alla fine basta che si parli di questa disciplina tanto affascinante e della quale si sa poco. Proprio in questo periodo mi sto rendendo conto come mediamente le persone pensino che il GPS ci dia la traccia da seguire, come se fosse un Tom-Tom, e quindi non riescano ad apprezzare la complessità della “navigazione” che in fondo è la parte più difficile e più bella.

Allora, un grande in bocca al lupo, Giada! Don’t stop…

Thinking about tomorrow…. Crepi il lupo! E grazie a voi! 

Walter Veltri