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Posted by on Mar 22, 2015 in MOTO |

WSBK 2015. TAILANDIA TRONO DEL REA.

Quando si scende per la prima volta su una pista, di regola tutti partono da zero. Jonathan Rea, quindi, non aveva alcun vantaggio sugli altri. Ma c’è sempre un vantaggio “di default”, che Rea può vantare: il talento. Sul nuovissimo circuito tailandese, infatti, tutti i protagonisti hanno, chi più chi meno, dovuto prendere le misure.

Jonathan Rea - Kawasaki Racing

Jonathan Rea – Kawasaki Racing

Eppure, il Burirum United International Circuit non presentava sorprese o tratti da far tremare i polsi. E’ un tracciato tecnico, abbastanza ritmico e largo, con lunghi rettilinei e serie di curvoni regolari. Un classico alla Hermann Tilke, di quelli meno ispirati, ma comunque con un paio di punti su cui qualcuno può fare la differenza. Questo “qualcuno” è stato indubbiamente Rea, che ha guidato la pattuglia in tutte le sessioni.
Anche nel corso della superpole, la facilità con cui l’ex bandiera della Honda Superbike riusciva a rimanere sempre davanti era sconcertante. In particolare, sul suo compagno di squadra Tom Sykes, che invece lamentava alcune difficoltà in frenata, trovandosi quindi ad inseguire non solo Rea ma anche Haslam e Lowes. Le due gare non hanno offerto nessun momento di dubbio sul vincitore fin dai primi metri.

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Jonathan Rea parte bene in entrambi gli start e va via, indisturbato, gestendo il vantaggio sugli inseguitori a suo piacimento. Anche se si sono disputati solo due round, sembra evidente che è Rea l’uomo da battere. Ed a guardar bene, il suo vantaggio è tutto nella sua guida. L’Aprilia RSV4, infatti, non è certo la Cenerentola della situazione: Haslam ha preso d’autorità due secondi posti, ed ha girato sempre fortissimo, e Torres ha lottato con Sykes prendendo due quarti posti, chiudendo davanti al vice campione mondiale in gara 2. Però, il metro della situazione può venir fuori valutando “lo storico” dei piloti in gara, e gli abbinamenti con le loro rispettive cavalcature. Rea, nella sua lunga militanza in Honda, ha “macinato” tutti i suoi compagni di squadra: anche lo stesso Leon Haslam, giusto la scorsa stagione. Ora, con una ottima moto, ben gestita dalla squadra di Guim Roda, riesce a fare la differenza anche contro Yom Sykes, che con la Ninja ha vinto un mondiale e ne ha “annusato” altri due.

Guintoli e VD Mark - team PATA Honda

Guintoli e VD Mark – team PATA Honda

Se poi andiamo a vedere dove sta la Honda dei cugini Ten Kate, pur condotta dal campione del mondo in carica Silvain Guintoli (che oggi ha, quantomeno, tirato fuori gli artigli ridimensionando l’arrembante VD Mark), si arriva alla facile conclusione che è il talento di Rea a fare la differenza. Una differenza che, invece, non riesce a fare la Ducati. Indicata, non senza polemiche preventive, come favorita dal nuovo regolamento tecnico, la bicilindrica italiana non ha mai brillato sul circuito tailandese, costringendo i suoi piloti a fare gli straordinari per ottenere prestazioni adeguate alle aspettative. Chaz Davies ha messo molto del suo, per partire dalla seconda fila, ed ancor di più ha fatto Bayliss, “violentando” la Panigale a suon di scintille come faceva nei tempi eroici.

Sykes, Davies e Torres

Sykes, Davies e Torres

In gara, poi, l’inglese ha provato a tenere il passo delle quattro cilindri, cadendo in entrambi i round. Scene che ricordano gli sforzi di Davide Giugliano lo scorso anno, quando per provare a star davanti arrivava spesso oltre il limite della Panigale. Cadute troppo spesso rubricate, in maniera semplicistica e superficiale, come “giuglianate”,  ma che altro non erano che l’estremo tentativo di recuperare in curva quello che perdeva sul dritto.
Bayliss ha fatto un figurone, dandole e prendendole, ma soprattutto portando al team Aruba.it Ducati Racing i punti più pesanti di questa trasferta, con un nono ed un 11esimo posto. A fine gara, Troy Bayliss ha annunciato il suo definitivo ritiro dalle gare, e lo fa a testa alta, avendo regalato ai suoi fedeli supporter le spettacolo della sua inimitabile guida, che forse non è più efficace come un tempo (così come la sua tenuta atletica, messa a dura prova dalle torride temperature tailandesi), ma che è ancora capace di regalare emozioni.

Troy Bayliss - team aruba.it Ducati

Troy Bayliss – team Aruba.it Ducati

Una bella sorpresa è stata vedere una Suzuki in gran forma, anche in questo caso per gran merito del suo pilota più in forma. Alex Lowes è stato l’unico ad aver conteso a Rea i migliori tempi nelle sessioni di prova, ed ha lottato a viso aperto contro Rea ed Haslam in Superpole, mentre in gara 1 ha provato ad insidiare l’inglese dell’Aprilia, cadendo e riprendendo la pista, chiudendo al settimo posto. In gara due è stato consistente e veloce come non mai, conquistando il meritatissimo podio.

Alex Lowes - Suzuki Crescent

Alex Lowes – Suzuki Crescent

Da incorniciare la prestazione del pilota dell’Althea Racing Matteo Baiocco, miglior pilota su Ducati in Tailandia ed unico superstite della già sparuta pattuglia italiana, che ha ottenuto un sesto ed un ottavo posto lottando con tenacia, e battagliando a gomiti aperti nella bagarre. Insufficiente, invece, la prestazione della BMW S1000 RR di Silvain Barrier, che ha chiuso ai margini della zona punti entrambe le gare. Peggio è andata alla MV Agusta F4, con Leon Camier che non chiude nessuna gara, al pari delle EBR 1190RX, che hanno persino rinunciato a prendere il via in gara 2 per problemi di surriscaldamento.

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La gara della Supersport è stata sicuramente quella che ha offerto più emozioni.
Sul circuito di casa, Ratthapark Wilairot è riuscito nell’impresa di vincere la sua prima gara mondiale, nel tripudio del numerosissimo pubblico presente. Una vera festa, tutt’altro che scontata.

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Al via, Jules Cluzel si metteva davanti a tutti, prendendo subito molto vantaggio su Jakobsen, Smith, Sofoglu e Wilairot. Con il pilota dell’MV Agusta F3 indisturbato in testa, la lotta tra gli inseguitori ha visto prevalere, alla distanza, il pilota tailandese, ben supportato dalla Honda CBR del team CORE, mentre Sofoglu, in difficoltà all’avvio, è riuscito a riprendere il ritmo ed a rimanere vicino al pilota di casa. Zanetti, in pieno recupero dopo una brutta partenza, è scivolato sull’erba sintetica salutando la compagnia, seguito, più avanti, anche da Kyle Smith. A tre giri dalla fine, quando il box della MV Agusta si preparava a celebrare il secondo successo consecutivo, la F3 del francese accosta e si ferma fuori dall’asfalto. Con il KO tecnico di Cluzel, Wilairot vola verso la gloria sostenuto dalle urla della folla.

Ratthapark Wilairot - Honda CORE Motorsport Thailand

Ratthapark Wilairot – Honda CORE Motorsport Thailand

Alla fine, la gioia dell’ex pilota della Moto2 viene condivisa dell’eccellente exploit del fratello Ratthapong, che ha chiuso quinto a 12 secondi, ed ottiene anche la testa della classifica mondiale, con 6 punti di vantaggio su Kenan Sofoglu, giunto secondo davanti a Jacobsen alla fine di un entusiasmante duello risolto con un attacco all’ultima curva.

Alex Baldolini - MV Agusta F3 ATK Racing

Alex Baldolini – MV Agusta F3 ATK Racing

Il prossimo appuntamento vedrà il ritorno in Europa del circus della WSBK, con la gara di Aragon, il 12 aprile. Entro quella data vedremo chi sarà il prossimo sostituto di Davide Giugliano sulla Panigale, e si deciderà definitivamente la questione relativa al team JR Racing ed ai suoi piloti, Tony Elias ed Ayrton Badovini: due eccellenti “manette” di cui si sente la mancanza.