Crea sito
header
TwitterRssFacebook
Pages Menu

Posted by on Feb 27, 2017 in MOTO |

WSBK 2017. A PHILLIP ISLAND BICCHIERE MEZZO PIENO, MA…

La partenza da Phillip Island è sicuramente un punto di forza del WorldSBK. La splendida pista australiana, l’estate luminosa e dai colori violenti ha accolto con una abbraccio il circus del Mondiale Superbike e noi spettatori, che rimpallavamo tra dirette pre-alba, comode repliche post pranzo e furbe registrazioni. Alla fine, tutti contenti, o quasi.
Se il nero su bianco ci racconta di un remake della gara del 2016, la realtà è stata quasi diversa.


Quasi. Jonathan Rea ha tirato giù la prima doppietta della stagione, confermandosi padrone del vapore. Sempre nel posto giusto al momento giusto, è stato pressoché perfetto, gestendo la sua Kawasaki quando poteva gestire ed attaccando quando era necessario. In gara 1 ha lottato con le Ducati e con la Yamaha di Lowes senza rischiare più del dovuto e prendendo la testa della gara nel momento migliore. Il gara 2, invece, ha attaccato i “primi per caso”, messi lì dalla demenziale nuova regola della “griglia artificiale” della domenica e ha potuto gestire le gomme meglio degli altri. In entrambe le gare, comunque, ha sempre dato l’impressione di tenersi sempre l’asso nella manica, anche quando sembrava soffrire gli attacchi degli avversari. Insomma, semplicemente perfetto, come giusto 12 mesi fa.

Di meglio, però, c’è che Chaz Davies ha preso due secondi posti pieni, concludendo al fotofinish entrambe le gare. Niente sprechi deve essere la parola d’ordine, perché le prestazioni della Panigale fanno ben sperare, in particolar modo sul dritto, dove riesce a tenere la scia ed anche a superare le 4 cilindri. Pollice verso anche per Marco Melandri, che può esser soddisfatto di un podio nel primo round dopo un lungo periodo di inattività. Il ravennate, inoltre, è stato sempre tra i protagonisti, lottando per la vittoria in entrambe le gare. Però, la bagarre tra piloti tutt’altro che teneri è una pratica difficile da gestire quando se ne perde l’abitudine, ed il ko di gara 1 viene proprio da questa difficoltà.

Comunque, sono sicuro che un campione come Melandri ritroverà gli automatismi velocemente, considerando che Phillip Island è una pista in cui gli incroci di traiettoria nei lunghi curvoni sono più frequenti che altrove. Sorprendente la prestazione complessiva di Xavier Fores, un signor pilota che con la Panigale del team Barni, davvero molto a punto, ha tenuto botta tra gli ufficiali. E tra gli ufficiali è stato bello rivedere il blu della Yamaha, con un Alex Lowes sempre sopra le righe ma, per fortuna, mai oltre. L’inglese ha dimostrato carattere ed anche buona visione tattica, gestendo bene le gomme e prendendosi due preziosi piazzamenti sotto il podio. Benissimo anche Leon Camier, che con un quinto ed un ottavo posto ha giustificato la scommessa del Reparto Corse MV Agusta.

Tom Sykes, invece, non ha convinto. Bene in gara 1 fino a tre quarti di gara, in gara due si diluito nella bagarre iniziale ed ha chiuso solo sesto. Hanno stentato le Aprilia, in evidente disagio a Phillip Island, ma Eugene Laverty è apparso bello tonico, mentre Lorenzo Savadori ha sciupato l’occasione, in gara 1, di rientrare nel gruppo di testa in scia di Camier. Speriamo che il team Milwaukee trovi subito la strada giusta.
Ma peggio, molto peggio, hanno fatto le Honda. E’ quasi surreale che la sbandierata riscossa della casa costruttrice più grande del mondo abbia avuto un avvio così stentato. Se lo scorso anno Nicky Hayden, al debutto in Superbike con una moto quasi da museo, ha fatto bella figura, quest’anno con la nuovissima Fireblade ha remato nelle retrovie, lontanissimo dalla testa della gara. Certo, non ha aiutato il fatto di ricevere le nuove moto quando le valige per l’Australia erano già pronte, ma più in generale è stato deletereo il vecchio vizio del gigante giapponese di approcciarsi in maniera eccessivamente prudenziale, risultando quindi sempre in ritardo da chi, invece, fa di tutto per essere un passo davanti a tutti.

Discorso diverso, invece, per le BMW, che condivide con Honda l’amaro calice della delusione. La mia impressione è che le belle moto tedesche, gestite da un team iper-professionale come l’Althea Racing, siano “in cerca di autore”. A parte la sfortuna di Jordi Torres in gara 2, il suo settimo posto del sabato non è all’altezza delle potenzialità del progetto. E non parliamo, poi, della prestazione complessiva di Marcus Reiterberger, giusto per non esser troppo cattivi. Visto che si sa che Genesio Bevilacqua sa riconoscere il talento dei piloti e che ben cosciente che solo un pilota di talento può portare le sue moto alla vittoria, è lecito sospettare che questa banale verità non sia ben chiara a Monaco di Baviera. Tra i privati, è da sottolineare l’ottimo decimo posto di Randy Krummenacher con la Ninja di Puccetti in gara 1, ma anche l’11esimo in gara due di Alex De Angelis con la verdona di Pedercini.
In Supersport, pare che tutti i protagonisti attesi si siano messi d’accordo per aspettare il ritorno dell’infortunato Kenan Sofuoglu.

Ha vinto un outsider di lusso, Roberto Rolfo su MV Agusta F3, con un un pauroso testa a testa con Lucas Mahias sulla nuova Yamaha R6, già pronta per giocarsi il titolo. Terzo il padrone di casa e wild card Anthony West su Kawasaki. Fuori dai giochi Cluzel e Caricasulo, prende un prezioso quarto posto Kyle Ride (Kawasaki Puccetti), e salva il weekend PJ Jacobsen con il sesto posto, arrivato alla fine di una serie di svarioni e uscite. Peccato per Alex Baldolini, che ha lottato per la vittoria con la F3 privata (ma ben a punto).

Walter Veltri